
"Sono quasi svenuta dal terrore quando ho saputo della notizia. Mio marito passa regolarmente nella zona di Kurfürstendamm, dove è avvenuta la strage, quindi il mio pensiero è subito andato a lui. Ma fortunatamente non gli è successo nulla e anche le persone che conosco non sono rimaste coinvolte. Stanno tutte bene. Il pensiero va tuttavia anche a chi ha avuto meno fortuna".
A parlare è una giovane donna ticinese che da oltre cinque anni si è trasferita a Berlino, dove lavora e studia. Ieri sera si trovava nel sud della città per un corso di formazione, quando un compagno di classe l'ha avvertita dell'attentato. "Ci siamo fermati tutti per un attimo, allibiti, poi sono partite le chiamate ad amici e parenti".
Anche la 32enne del Bellinzonese è stata subissata di chiamate dal Ticino. "In questi momenti è bello sentire la vicinanza delle persone, soprattutto per un evento che sconvolge per la sua malvagità. A essere colpito, pochi giorni prima di Natale, è infatti un luogo simbolo contro la violenza. Il mercatino sorgeva di fronte alla Gedächtniskiche, la chiesa della memoria, ancora danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale per testimoniarne gli orrori".
Ora il clima che si respira in città è di quelli pesanti, racconta ancora la nostra interlocutrice. "È facile fare brutti pensieri appena si vede un camion e ci si pone tante domande su come si possano evitare tragedie simili. Ho provato una grande rabbia e tristezza, ma il dialogo e l'empatia sono forse le armi che servono più di tutte".
Nel frattempo la polizia ticinese ha confermato che non vi sono vittime svizzere nella strage.
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