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Ticino
"Una sconfitta per tutti"
Redazione
11 anni fa
I tre quotidiani ticinesi analizzano il voto greco all'indomani dell'esito delle urne e parlano di scenari futuri

I tre principali quotidiani ticinesi dedicano oggi la loro pagina principale al voto della Grecia, analizzando il no e le implicazioni per l’Unione europea.

Per il Corriere del Ticino, nell’articolo firmato da Ferruccio de Bortoli, il no è una sconfitta per tutti. “La Grecia chiude la porta all’Unione europea e all’euro ma subito si dice disponibile a fare un accordo in poche ore. Quelle che la separano da un baratro di cui nessuno conosce le profondità”.

Gli appelli al popolo greco da parte del presidente della Commissione europea Juncker e quello del Parlamento Schulz sono stati controproducenti e troppo paternalistici, secondo il Corriere del Ticino. “È stato il trionfo dell’irrazionalità economica e dell’avventurismo politico”.

E sugli scenari futuri: “Se Bruxelles cedesse al ricatto di Tsipras, sospingerebbe l’intera costruzione europea sulla china del populismo, alimentando le varie forze di opposizione, come Podemos in Spagna o la Lega in Italia. Ed è anche difficile per Atene sperare in un taglio del debito, nemmeno dopo le timide aperture del Fondo monetario. Non è detto che la Grecia esca subito dall’euro. Può continuare ad usarlo (per quanto?) senza farne parte, come fa peraltro il Montenegro. In ogni caso la moneta unica ad oggi, in mancanza di un nuovo accordo, non appare più irreversibile come fu pensata sul finire del secolo scorso. È diversa e fa un certo effetto dopo il clamoroso no di ieri sera, leggere le scritte in greco sulle banconote firmate da Draghi”.

Per La Regione, nell’articolo firmato da Aldo Sofia, è ancora troppo presto per dire se la vittoria del no si trasformerà in una svolta positiva per il futuro della Grecia e dell’eurozona. Ma l’azzardo di Alexis Tsipras è riuscito, nonostante le forti pressioni da parte europea, con un risultato di proporzioni impreviste per la sua ampiezza.

“È patente” si legge, “il rovescio dell’Europa istituzionale (anche la sua durezza è stata un azzardo), della grande finanza, delle politiche di austerità senza crescita, e all’estero anche dei sostenitori (spesso silenziosi) dell’espulsione della Grecia dall’eurozona e dall’euro. Non che questo significhi automaticamente una soluzione della tragedia ellenica. Dipenderà come gestirà Tsipras il suo successo. Ma soprattutto dipenderà dalla reazione dell’Ue. Costruttiva, cioè con una presa d’atto della volontà popolare democraticamente espressa e una revisione del focus della trattativa? O vendicativa, se volesse in ogni caso strozzare la Grecia?”

Secondo il Giornale del Popolo ha vinto “l’orgoglio ferito di una nazione duramente provata dalla crisi e, ancor di più, dalle misure d’austerità vissute come ingiuste umiliazioni imposte dall’esterno e amplificate dalla retorica polemica di un Governo estremista”. Tsipras viene oggi dipinto, si legge nell’articolo firmato da Luigi Geninazzi, come il cavaliere della democrazia che ha sconfitto la paura ed i ricatti dei creditori “terroristici”. Ma il suo è un “trionfo inquietante che si erge su un cumulo di macerie. Quelle della società ellenica, sempre più povera e ormai vicina alla catastrofe economica e sociale. E quelle dell’Europa che vede i sogni trasformarsi in incubi”.

Anche per il GdP tutti escono sconfitti dalle urne: “Non solo l’Unione europea inflessibile e teutonica della Merkel, ma anche la Grecia ribelle che non può sopravvivere senza gli aiuti delle biasimate istituzioni comunitarie. Tutti hanno sbagliato in questa confusa partita, culminata in una parodia di consultazione popolare su un quesito superato dagli eventi”.

"E adesso?" si chiede il quotidiano. "La triste verità è che nessuno ha idea di come uscire da una situazione che si è avvitata su se stessa. [...] La strada più ovvia e lineare sarebbe il default, che tecnicamente è già scattato il 30 giugno allorché la Grecia non ha rimborsato il miliardo e mezzo di euro al Fondo monetario. Default vorrebbe però dire l'uscita di Atene dalla moneta unica, uno choc politico prima ancora che economico e finanziario per l'Unione europea dove populismi e movimenti anti-austerity si fanno forti dell'esempio greco e si preparano ad andare al Governo". 

"Qualcuno ha paragonato la Grecia", conclude l'articolo, "ad un passeggero clandestino salito a bordo dell'Unione europea e sostanzialmente tollerato. Fino a quando non si mette in testa di far saltare la nave. Si è ancora in tempo a correre ai ripari?"

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