
Non solo il grave caso a Sant'Anna: la sanità svizzera non sta benissimo. Si contano 70mila infezioni ospedaliere l'anno, per non parlare di diagnosi e terapie errate, nonché scambi di pazienti e sbagli in sala operatoria.
Lo rileva un articolo del settimanale Il Caffé, che afferma come per errori medici muoiano in Svizzera ogni anno ben 2000 persone. La metà di questi decessi potrebbe essere evitata, in particolare quelli che riguardano le complicanze infettive e anestesiologiche o gli scambi d'intervento.
Questi sbagli hanno un costo anche economico, causando spese per centinaia di milioni di franchi.
Nel 2014 l'Ufficio delle perizie extragiudiziarie della Federazione dei medici svizzeri ha compiuto 43 verifiche, rilevando una percentuale di errori vicina al 50%, ovvero 19, i due terzi dei quali hanno a che fare con le cure ospedaliere o con la collaborazione tra ospedale e medico indipendente. 161 sono i casi ancora pendenti a metà del mese di gennaio.
Come migliorare? A livello politico, Alain Berset aveva proposto un centro di controllo per la qualità delle cure, bocciato da assicuratori, Cantoni e ospedali. Il Consiglio Federale chiede ora controlli in rete.
A livello ospedaliero, invece, si potrebbe agire sulla coordinazione dei processi di comunicazione, nella profilassi antibiotica e nella marcatura del sito chirurgico, indispensabile affinché non avvengano più scambi di pazienti che hanno dell'incredibile, proprio come quello della donna a cui sono stati amputati entrambi i seni.
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