
Tra le vittime del coronavirus c'è anche il settore agricolo, che proprio in queste settimane deve fare i fronti con una carenza di manodopera estera. I famosi braccianti, che da anni in questo periodo raggiungono il Ticino per aiutare nel lavoro nei campi. I colleghi di Radio3i ne ha parlato con Sem Genini, Segretario agricolo cantonale.
Manca manodopera"Ogni anno arriva molta manodopera dall'estero, si tratta di gente che ormai conosce il lavoro e che sa come svolgerlo, anno dopo anno", spiega Genini, "in in alcuni casi però deve attraversare fino a tre frontiere per raggiungerci: c'è chi non vuole farlo e c'è chi non può proprio farlo". Si fa fatica quindi, anche se "ci sono delle agevolazioni per la ricerca del personale, per esempio il rilascio delle notifiche online di 90 giorni lavorativi effettivi, in particolare per l'orticoltura. Abbiamo anche una piattaforma online per la manodopera indigena, dove se qualcuno ha bisogno di personale può mettere le offerte, e siamo anche in contatto con la Croce Rossa, che a volte ci segnala casi di persone che hanno voglia e bisogno di lavorare"
Una quarantena per i lavoratori stranieri?"All'inizio la problematica era molto grave", continua Genini, "oggi sento che si stanno trovando delle soluzioni. Quello che sarà importante per noi nelle prossime settimane è il personale agli alpeggi, che deve curare gli animali e fare il formaggio. Si tratta di personale specifico e molto qualificato che di solito arriva dall'Italia e in particolare dal Bergamasco. In Germania fanno fare una quarantena ai lavoratori che vengono da fuori: stiamo verificando se è possibile fare qualcosa di simile".
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