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Ticino
«Una protesta doverosa», il 20 novembre i docenti scendono in piazza a fianco dei giovani
© Gabriele Putzu
© Gabriele Putzu
Red. Online
6 ore fa
Associazione docenti della scuola media superiore (ADSMS), ErreDiPi (Rete per la Difesa delle Pensioni) e Movimento della Scuola (MdS) hanno indetto una giornata di sciopero per sostenere le richieste dei movimenti giovanili contro i tagli sulla scuola

«Dalla stessa parte del banco». Studenti e giovani ticinesi non saranno soli nello sciopero internazionale del 20 novembre che coinvolgerà anche la Svizzera, compreso il nostro Cantone. In piazza accanto a loro ci saranno anche i docenti «di ogni ordine di scuola», come deciso ieri sera dall’Associazione docenti della scuola media superiore (ADSMS), l’ErreDiPi (Rete per la Difesa delle Pensioni) e il Movimento della Scuola (MdS). Nel corso dell’assemblea, dove è stata discussa la situazione della scuola ticinese, «è stata approvata all’unanimità la risoluzione Senza risorse la scuola muore, che proclama il 20 novembre giornata di mobilitazione nelle scuole ticinesi», come si legge in una nota stampa.

«Una protesta doverosa»

Durante l’incontro tenutosi al Liceo di Bellinzona, al quale hanno partecipato «insegnanti di tutti gli ordini di scuola», Yannick De Maria, membro dell’ErreDiPi e granconsigliere del PS, ha presentato lo sciopero nazionale della gioventù e delle studentesse e degli studenti, che il 20 novembre si terrà in Svizzera e in diversi paesi europei. «I giovani protestano contro i tagli all’istruzione e il carovita, e contestano che si risparmi su scuola e servizi pubblici mentre crescono le spese militari. Non sono soli: in Francia liceali e docenti si mobilitano insieme da inizio ottobre; a Bruxelles, il 9 ottobre, 30mila persone hanno manifestato contro i tagli. È la stessa richiesta che docenti e personale scolastico vicini all’ErreDiPi portano avanti da mesi, vista dall’altra parte del banco», continua il comunicato.

Lo sciopero

Nel dettaglio, la giornata «si svolgerà in due momenti. La mattina nelle sedi e il pomeriggio in piazza». Per quanto riguarda la prima parte della giornata, «nei licei e nelle scuole professionali si cercherà di collaborare con gli allievi tramite laboratori, discussioni, assemblee, oppure ci si mobiliterà in parallelo, secondo gli accordi presi in ciascuna sede. Nelle scuole medie, elementari e dell’infanzia si chiede a docenti e personale di manifestare la propria adesione anche solo con striscioni, cartelli e fotografie di gruppo». Nella seconda parte della giornata, invece, «docenti, personale della scuola, genitori, personale dell’Amministrazione cantonale, pensionate e pensionati sono invitati a Bellinzona, alla stazione FFS, per il pranzo in comune alle 12 e il corteo con le studentesse e gli studenti alle 15». Per chi insegna «una protesta di docenti accanto a quella dei giovani non solo è possibile: è doverosa, e ha più forza».

Le richieste al Governo

Oltre alla mobilitazione, la risoluzione approvata ieri contiene anche sei richieste indirizzate al Consiglio di Stato. «Il Governo ha tagliato sulla scuola nel 2024, nel 2025 e nel 2026 e annuncia nuovi interventi per il 2027. Eppure, il Ticino spende già per la formazione 323 franchi per abitante in meno della media dei cantoni: circa 343 milioni in tre anni. Ogni taglio si paga in classe: sezioni fino a 23-25 allievi/e, un onere d’insegnamento tra i più alti d’Europa e, in alcuni settori, 12 classi e 240 allieve e allievi da seguire per un solo docente». Da qui le richieste: «una spesa per la formazione pari almeno alla media intercantonale; un massimo di 12-18 allievi/e per classe, a seconda del settore scolastico; 4 ore-lezione d’insegnamento in meno, più 2 per i compiti istituzionali; salari allineati alla media svizzera e il rincaro riconosciuto ogni anno; più risorse di sostegno per ogni sede; il coinvolgimento dei docenti nelle riforme, fin dall’inizio».