
Lo scorso dicembre il Consiglio di Stato aveva risposto picche alla proposta dei deputati Giorgio Fonio (PPD), Henrik Bang (PS) e Maristella Polli (PLR) di vietare l'uso del telefono cellulare nella scuola dell'obbligo. "Vietare i Natel sarebbe anacronistico e incoerente con il compito educativo che la scuola deve assolvere", aveva spiegato il Governo nella sua risposta all’interrogazione ma Fonio aveva annunciato di voler presentare un nuovo atto parlamentare, stavolta sotto forma di mozione.
È così è stato: l’8 settembre scorso, insieme ai colleghi Bang e Polli, Fonio ha presentato un nuovo atto parlamentare, con la discussione che si sposta quindi sui banchi del Gran Consiglio. "La via del divieto è stata recentemente presa però dal Canton Vaud che ha deciso di iniziare un progetto pilota, ispirandosi a quanto deciso recentemente in Francia, proibendo i cellulari dalle scuole - sottolineano i 3 deputati - Parallelamente il Canton Vaud ha poi deciso di accompagnare questo divieto con un rafforzamento della formazione digitale degli alunni allo scopo di studiare tra le altre cose le app e i motori di ricerca con spirito critico".
In conclusione, Fonio e cofirmatari chiedono al Consiglio di Stato di seguire l’esempio del Canton Vaud, iniziando un progetto pilota in alcune sedi scolastiche vietando agli allievi delle scuole dell’obbligo la possibilità di portare a scuola gli smartphone. Parallelamente propongono di creare un corso sull’etica dell’informatica "allo scopo di istruire i giovani sui benefici ma anche sui rischi che la tecnologia può portare nella società".
Interpellato dai colleghi del Corriere del Ticino, Fonio ha spiegato di essersi interessato al tema dopo l’incontro con il padre di uno studente del Mendrisiotto vittima di cyberbullismo. "Sono uno smanettone – ha ammesso – Ma bisogna tutelare i bambini più fragili andando a limitare uno strumento che potrebbe alimentare la loro sofferenza".
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