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Ticino
Una mozione per sfoltire le leggi
Redazione
12 anni fa
Lo ha presentata Sergio Morisoli, insieme a 5 esponenti dell'UDC. "Meno leggi, meno abusi e meno costi, uguale a più libertà-responsabilità per tutti"

In una mozione presentata da Sergio Morisoli, e sottoscritta da cinque esponenti UDC ( Marco Chiesa, Lara Filippini, Orlando Del Don, Eros Mellini e Gabriele Pinoja), viene sottolineato come l'espandersi dell'offerta pubblica e l'aumento del suo costo sono andati di pari passo con una limitazione degli spazi di libertà dell'individuo e della società civile. Il rapporto tra libertà e legge, osservano i firmatari, sta evolvendo in favore delle normative. Un'evoluzione dovuta in particolare alla tendenza di attribuire allo stato un ruolo attivo nel produrre il servizio pubblico in sostituzione dell'iniziativa individuale e della società civile.

Ciò è particolarmente evidente se si confrontano le cifre presentate nella mozione. Nel primo trentennio della nascita del Cantone Ticino (1803-1830) sono entrati in vigore 335 atti normativi; nel trentennio (1970-2001) ve ne sono stati 1330. Nel decennio 1992-2001 le norme sono cresciute ad una media di 51 all'anno, mentre nel decennio in cui si stava costruendo il Cantone (1803-1812) la media annua era di 16 norme. "La vita è certamente più complicata di allora", sottolinea Morisoli, "ma è difficile capire le vere ragioni che negli ultimi 30 anni hanno portato l'autorità a legiferare quattro volte di più che nei primi decenni dello stato ticinese, se non giustificandolo con il fatto che i partiti di Governo hanno voluto e acconsentito ad una statalizzazione massiccia in molti ambiti della vita in questo Cantone".

Il progetto alleggerimento leggi, sottolineano i firmatari, aveva già permesso una riduzione di atti normativi negli ultimi anni, ma è ora ferma da tempo, nonché insufficiente. Si propone dunque, tramite la mozione, di procedere nello sfoltimento delle leggi, non solo in senso formale, ma di contenuto e di merito. Uno sfoltimento che favorirebbe, secondo i firmatari, un miglior rapporto fra cittadino e stato, una migliore competività alle aziende, ridurrebbe i costi e le diseconomie e accelerebbe lo sbrigo di pratiche e interventi statali.

Per raggiungere questi obiettivi i firmatari propongono quattro soluzioni: la riduzione della densità normativa, la riduzione della sovrapposizione normativa, la ri-regolamentazione dei settori chiave costosi e la riduzione degli iter burocratici.

I firmatari, precisano ancora, non propongono semplicemente la deregolamentazione dell'offerta pubblica, ma una ri-regolamentazione affinché domanda e offerta pubblica possano tornare ad incrociarsi e a manifestarsi concretamente grazie a nuovi margini di libertà e di responsabilità garantiti al cittadino e alla società civile. "Meno norme non significano più abusi" concludono. "Al contrario, un corpo legislativo snello, semplice, trasparente e comprensibile a tutti conferisce maggiori possibilità di controllo a chi è eletto dai cittadini e ai cittadini stessi. Alla lunga garantisce anche il miglior rapporto costi – benefici".

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