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La Ricorrenza
Una giornata per ricordare
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La Giornata della Memoria offre l’opportunità per riflettere su ogni discriminazione perpetrata nel corso degli anni. Per fare in modo che certi orrori non si ripetano più.

78 anni orsono, l'Armata Rossa liberava il campo di concentramento di Auschwitz, rilevando al mondo intero l’orrore che si stava perpetrando sotto il Regime nazista. Lo sterminio di tutte le categorie di persone ritenute dai nazisti "indesiderabili" o "inferiori" per motivi politici o razziali. Tra il 1933 e il 1945 furono circa 15-17 milioni le vittime dell'Olocausto, di entrambi i sessi e di tutte le età, tra cui 4-6 milioni di ebrei.

Un momento per riflettere

Oggi ricorre la Giornata della Memoria, una giornata in cui ricordare "tutti i crimini contro l’umanità e ogni forma di discriminazione". Discriminazione di esseri umani basata sulla razza, l’etnia, l’ascendenza, l’origine o la convinzione religiosa o per il loro orientamento sessuale.

Ricordare per evitare il ripetersi di questi orrori

Tra genocidi e massacri, i crimini contro l’umanità hanno mietuto milioni di vittime. E non solo lontano da noi, temporalmente. Si pensi al genocidio in Ruanda, avvenuto nel 1994, che fece circa un milione di morti in nemmeno 100 giorni. E neppure lontano a livello geografico. Si ricordi, ad esempio, quando a Srebrenica, nel 1995, vennero sterminate 10’000 bosniaci in meno di una settimana. Nella storia è capitato più e più volte. E non è bastato dire “mai più”. “La storia insegna che non insegna nulla”, diceva Alessandro Manzoni. La giornata di oggi vuole invece dargli torto ricordando.

Ricordare sì, ma non solo  

Immedesimarsi nelle vittime, nella sofferenza provata quando, discriminate, segregate, disumanizzate, accusate di tutti i mali, furono perseguitate, torturate, uccise. Pensare a quante vite strappate nell’agonia e nell’ingiustizia, nell’indifferenza e nella crudeltà. Immedesimarsi per un momento in un bambino ruandese, in una donna di Srebrenica, in Anna Frank, in un giovane Utsi, un anziano armeno. Immaginarsi di vivere quei momenti di violenza pura, di sgomento, di terrore, di incomprensione, fino a, seppur ancora in vita, non avere più alcuna speranza, nella disperazione, nel dolore fisico e psichico, per sé e per i propri cari. Immedesimarsi pure nei carnefici, quelli che si limitavano ad “eseguire gli ordini”, celando la propria dignità umana sotto l’alibi dell’ubbidienza cieca. Immedesimarsi in quei moltissimi cittadini passivi, indifferenti, che tanto ci assomigliano, almeno nelle azioni, che hanno lasciato fare, dicendosi “non posso farci nulla”.

Comprendere le cause

Capire come sia potuto succedere, quali meccanismi abbiano potuto portare a tanto, o portare tanti a non fare nulla contro l’orrore. Immedesimarsi per creare in sé gli anticorpi della resistenza. Resistenza all’orrore, al totalitarismo, ma prima ancora, a monte, alla discriminazione di minoranze, alla disumanizzazione dell’altro, alla segregazione di “vite che valgono meno”. Per questo oggi, in particolare nelle scuole, ma non solo, sono stati previsti momenti dedicati alla tematica della memoria. Non fine a sé stessa, ma volta, sebbene sembri un ossimoro, a far tesoro degli orrori commessi nel passato per evitare di caderci in futuro. Si parlerà di discriminazione, disumanizzazione, segregazione. Sì, perché la radice del male trova lì terreno fertile. Quello dell’a priori, del “bianco e nero”, del pregiudizio, del “noi diversi da voi”.

Lavorare sulla prevenzione e crearsi gli anticorpi necessari

Perché, e qui Manzoni sbagliava, la storia almeno una cosa la insegna. Non siamo mai al riparo dal ripetersi di tali orrori in futuro. E nemmeno nel presente. Genocidewatch, che mira a prevenire genocidi, indica ad esempio 23 punti nel mondo come “allerta genocidio”. Non siamo al riparo, si diceva. E allora occorre rimanere vigili.