
Tre decreti d’accusa, due rinvii e ora, a più di due anni dai fatti, la sentenza: è stato condannato per incendio doloso il marito di una delle tre comproprietarie della stalla di Quartino, adibita a deposito, che nel giugno del 2015 fu completamente distrutta dalle fiamme.
La sentenza, come riferisce Radio 3i, è stata letta oggi in Pretura penale a Bellinzona: per l’uomo, 59.enne residente nel Locarnese, è stata stabilita una pena pecuniaria sospesa per due anni.
Il giudice Siro Quadri ha quindi parzialmente accolto l’ipotesi del procuratore pubblico Antonio Perugini, ritenendo l’imputato responsabile del rogo: egli - ha stabilito – ha scatenato le fiamme collegando le luci esterne del deposito al nuovo quadro elettrico, mettendo così sotto pressione l’intero impianto. Un nesso, quello tra il comportamento dell’imputato e il rogo, che non è stato provato da “elementi sufficienti ed esaustivi”, secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Niccolò Giovanettina. Non è quindi da escludere un eventuale ricorso in Appello.
La vicenda, come si ricorderà, aveva tenuto col fiato sospeso l’intera regione del Locarnese per parecchi giorni. Non solo per la spettacolarità dell’incendio, visibile a grande distanza per le dimensioni e per l’alta colonna di fumo nero cui aveva dato vita, ma anche e soprattutto per lo spettro di un disastro ambientale dovuto all’eternit che ricopriva il 90% del tetto dell’edificio. Il timore che la nube nera contenesse fibre di amianto nocive per la popolazione aveva spinto le autorità locali a suggerire ai residenti di chiudere le finestre e ad evacuare le case più a rischio. Solo diversi giorni dopo, grazie a specifici prelievi e analisi di laboratorio, erano giunte le rassicurazioni della Sezione della protezione dell'aria dell'acqua e del suolo: “È stato identificato dell'amianto nella vecchia copertura dello stabile – scriveva - ma possono essere ragionevolmente esclusi problemi per la salute delle persone causati da sostanze nocive".
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