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Ticino
“Una condanna implicita al CdA di AET”
Redazione
14 anni fa
Commenti diametralmente opposti di sei presidenti di partito sulla condanna a Brunett. “Si spacciava per guru, ma era un pufatt”

All’indomani della condanna a 2 anni e 9 mesi di carcere, di cui 8 mesi da espiare, nei confronti dell’ex direttore di AET, Reto Brunett, abbiamo chiesto ai presidenti dei principali partiti ticinesi come valutano questa sentenza e se ritengono che ora AET possa finalmente navigare in acque tranquille. I pareri divergono diametralmente: c’è chi è soddisfatto ma anche chi mostra preoccupazione. Uno dei principali “nemici” di AET, Giuliano Bignasca, dice di aver seguito poco il processo. “È difficile giudicare le cose dall’esterno” afferma il presidente a vita della Lega dei Ticinesi. “Certamente Reto Brunett non era all’altezza di guidare AET, ma bisogna anche dire che è stato catapultato in una zona di guerra. Non so esattamente come il CdA si sia mosso, ma credo che avrebbe dovuto essere più attento, sapendo che Brunett non era il Maradona dell’elettricità.” Secondo Bignasca non si può dire che, ora, per AET tutti i problemi siano finiti. “No, i buchi di AET, che sono come quelli dell’Italia, non sono spariti. Cercano di ridurli con ammortamenti qua e là ma i buchi restano.” Anche il presidente dell’UDC, Gabriele Pinoja, non entra nei dettagli della sentenza, che però gli sembra un po’ “né carne né pesce”. “O Brunett veniva riconosciuto colpevole, e quindi si accoglieva la proposta di pena del procuratore generale Noseda, o veniva scagionato” sostiene Pinoja. “Questi pasticci a metà sono tipici nostri. Il caso Canepa era la stessa cosa.” AET non può ritenersi fuori dai problemi nemmeno secondo il presidente UDC. “No, ci sono ancora tante cose vecchie da risolvere, prima di tutto l’investimento in Lünen, che non si sta rivelando così interessante come sembrava” spiega. “Sono certo che adesso AET stia lavorando meglio di prima, ma ciò non vuol dire che tutti problemi siano risolti.” Il presidente del PS, Saverio Lurati, non vuole esprimere giudizi sulla condanna di Brunett. “Io non sono abituato a giudicare le sentenze. O le si accetta o si fa ricorso” taglia corto Lurati, che riguardo ad AET vede però ancora dei problemi all’orizzonte. “Come tutte le aziende, in questo periodo di globalizzazione anche AET avrà dei problemi da risolvere, soprattutto legati alla liberalizzazione dei mercati, che noi socialisti abbiamo sempre combattuto. Più che legati al management, sono problemi di orientamento sul mercato.” Sergio Savoia, invece, parla, eccome. E non risparmia frecciate contro chi, al processo, non sedeva sul banco degli imputati. “La sentenza conferma che c’erano dei grossi problemi all’interno di AET” afferma il coordinatore dei Verdi. “Problemi che due partiti, tra cui il nostro, denunciavano, mentre tutti gli altri facevano finta di niente.” “Secondo me, sentendo quanto detto dal giudice, questa è una condanna implicita per il CdA di AET, che avrebbe dovuto seguire di più Brunett, invece di lasciargli fare quello che voleva” prosegue Savoia. “Il CdA ha dormito. Mi fa ridere leggere oggi sui giornali che loro dicono di averci visto giusto. Sì, ci hanno visto giusto ma solo una volta che i buoi erano usciti dalla stalla. Avevamo ragione, noi, a dire che c’era del marcio…” L’ultima frecciata di Savoia è la più forte. “Tornando alla sentenza, mi sembra di poter dire che si tratta di un’ottima pietra tombale per porre fine a una situazione che poteva risultare imbarazzante per certe persone che ancora hanno cariche all’interno di AET.” Visione diametralmente opposta quella del presidente del PPD, Giovanni Jelmini. “Le conclusioni di questo processo penale danno ragione al Cda di AET, che ha fatto bene a denunciare i fatti alla Magistratura” commenta Jelmini. “Il CdA ha altresì fatto bene a resistere alla vergognosa campagna orchestrata contro l’azienda elettrica. Mi riferisco, ad esempio, alla sospetta difesa di Brunett fatta dalla Regione quando er

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