
Una rumorosa carovana di taxi provenienti da tutto il Cantone ha letteralmente occupato Piazza del Governo a Bellinzona per denunciare la crisi del settore e protestare contro quello che definiscono «un unico male»: Uber. Un male che ha origine dalla modalità con cui la nota applicazione che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti è sbarcata in Ticino, poco meno di due anni fa. «Uber inizialmente è entrato in punta di piedi e poteva essere una veramente un'allettante opportunità di lavoro - spiega Giuseppe -. Ma dopo più di un anno che lavoravamo con Uber hanno ribassato i prezzi, tagliandoci le gambe».
Tariffe dimezzate e insostenibili
«Da decenni che la corsa minima a Lugano urbana è 20 franchi - illustra dal canto suo Biagio. Tuttavia loro si sono presentati con una corsa minima di 17 franchi, per poi abbassarla a 14 franchi, poi a 11 e adesso a 9,35 franchi». Una tariffa «insostenibile» gli fa eco Bane, che corrisponde a «8 franchi puliti per 40 minuti di lavoro e 22 chilometri percorsi fra andata e ritorno».
Un mercato da regolare
L'arrivo di Uber si è insomma rivelato un boomerang per i tassisti. Da qui la richiesta alle istituzioni di un intervento immediato. «Chiediamo che il governo metta dei paletti tra Uber e noi - spiega la portavoce dei tassisti di Lugano Suzanna Maljkovic - come hanno fatto ad esempio il Canton Ginevra e il canton Berna. In questi casi lo Stato si è mosso a tutela dei propri autisti, impedendo perlomeno di far venire uberisti da altri cantoni». Se altrove il servizio offerto da Uber è complementare a quello dei tassisti, in Ticino sarebbe dunque in atto una vera e propria sostituzione. Ed è proprio questo - oltre alle tariffe «da fame» e al «menefreghismo della politica» a far infuriare gli autisti giunti a Bellinzona.

