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Ticino
Una Bellinzona più inclusiva e accessibile? L'appello: "Ascoltate chi ha disabilità"
Redazione
3 anni fa
Questa sera il Consiglio comunale di Bellinzona discuterà una mozione che chiede l'istituzione di una strategia comunale chiara per migliorare l'accessibilità degli spazi cittadini.

Chi convive con una condizione di disabilità sa bene cosa voglia dire essere quotidianamente confrontato con limiti e discriminazioni. Questa sera, il Consiglio comunale di Bellinzona discuterà una mozione che si prefigge di rendere la capitale ticinese più accessibile e inclusiva nei confronti dei disabili. Il primo firmatario della mozione è l'ex consigliere comunale Danilo Forini (Ps), che è pure direttore cantonale di Pro Infirmis. "La Città di Bellinzona è sulla giusta strada per rendere sempre più accessibile il suo territorio", premette Forini ai nostri microfoni. "Come però avviene anche nelle altre città ticinesi, i miglioramenti si fanno sempre senza una vera e propria strategia".

Tre punti

Con la mozione, Forini e Michela Luraschi intendono rispondere a quella che ritengono una mancanza. La proposta può essere riassunta in tre punti principali: definire una strategia pluriennale per migliorare l’accessibilità e l’accoglienza, coinvolgere sistematicamente le persone disabili e designare un referente sul tema all’interno dell’amministrazione comunale. "Molte persone disabili ci dicono che è molto più facile segnalare criticità legate all'accessibilità se c'è una figura di riferimento", osserva Luraschi. Questa persona acquisisce responsabilità e competenze che poi diffonde all'interno dell'amministrazione". Il Municipio invita il Legislativo a respingere la mozione.

"Ascoltateci"

Dana Paris del Team Ticino Accessibile ha le idee in chiaro su cosa la Città possa fare per migliorare l'accessibilità per le persone con disabilità. "Occorre creare percorsi alternativi: molti marciapiedi sono troppo alti". Non è però l'unico problema che ci segnala. "Se ci rechiamo in un ufficio comunale, puntualmente ci troviamo di fronte davanti a sportelli estremamente alti. Facciamo fatica a comunicare con chi ci sta fornendo un servizio: è una barriera che ci fa sentire diversi". Secondo Dana Paris, a cambiare deve essere l'approccio. "Noi disabili dovremmo essere maggiormente coinvolti. Le persone non disabili non vedono o non capiscono le barriere che ci mettono in difficoltà e se le 'inventano'. Noi però ci siamo e viviamo queste difficoltà ogni giorno".