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Ticino
Una 13esima AVS, pareri a confronto
Redazione
3 anni fa
I consiglieri nazionali Giorgio Fonio e Paolo Pamini si confrontano sul tema in votazione il prossimo 3 marzo: introdurre una tredicesima mensilità ai cittadini per compensare la perdita del potere di acquisto e combattere la povertà?

Le rendite di vecchiaia - 1800 franchi in media al mese - sono insufficienti per coprire il costo della vita, soprattutto ora che gli affitti, i premi di cassa malattia, i costi dell'elettricità e dei trasporti sono in crescita, per non parlare dell’inflazione. Per questo è più che mai necessaria una tredicesima mensilità AVS. È quanto propone un'iniziativa popolare, sostenuta dalla sinistra e dai sindacati, su cui il popolo svizzero sarà chiamato a votare il prossimo 3 marzo. Un tredicesimo salario che, secondo l'Unione sindacale Svizzera, rappresenta "una soluzione concreta e realizzabile" che risponde "a un bisogno reale della popolazione” per compensare in parte la perdita del potere d'acquisto. A detta dei promotori sono ben 300mila le persone, soprattutto donne, a essere minacciate di povertà al momento di andare in pensione. 

Un’iniziativa sostenibile

Sul tema si dividono già favorevoli e contrari. Il consigliere nazionale Giorgio Fonio (Il Centro), presente a Berna per il lancio della campagna come segretario sindacale OCST, ritiene che l'iniziativa non presenti scenari apocalittici. "Dai calcoli che abbiamo elaborato e dalle stime che sono state presentate è un'iniziativa assolutamente sostenibile e ragionevole. L' iniziativa costerà circa 4,1 miliardi di franchi. E con le eccedenze registrate e stimate nei prossimi anni, si arriverà a 3,5 miliardi di franchi. La differenza potrà essere raggiunta con un leggerissimo aumento del prelievo sui salari per indicativamente circa lo 0,4%. È quindi un'iniziativa sostenibile a differenza di altre proposte catastrofiche".

Un sistema annaffiatoio

Per il consigliere nazionale Paolo Pamini (UDC) l'iniziativa ha il pregio di tematizzare un tema importante, ma l'approccio è quello sbagliato. "La situazione per tante persone purtroppo è precaria. In Ticino è da oltre 10 anni un tema classico dei nostri cugini della Lega dei ticinesi. Ma gli iniziativisti con questa proposta vanno decisamente lunghi visto che vogliono applicare il principio dell'innaffiatoio. Anche la signora Blocher, per fare un esempio in casa UDC, riceverebbe una rendita aumentata benché non ne abbia bisogno. Stando all'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, sono circa 4,2 miliardi nel 2026. Ma ci saranno alcuni baby boomers che andranno in pensione e questa cifra crescerà. A partire dal 2033, già oggi senza l'approvazione di questa iniziativa, l'AVS spenderà di più di quello che trattiene sui salari. Gli iniziativisti si guardano bene dal dire come prevedono di finanziare questo buco, che diventerà sempre più grande".

Un sistema solidale

Sul sistema ad annaffiatoio, Fonio tira in ballo un esempio di casa nostra. "Ricordiamo che l'AVS non è un aiuto sociale, bensì un riconoscimento di un salario che i lavoratori si sono meritati negli anni, pagando dei contributi. L'AVS si basa sul principio di solidarietà e ha una rendita massima di 2450 franchi per i singoli. Per contro il contributo che viene trattenuto ai salariati non ha un limite. La signora Blocher paga un contributo nettamente superiore e contribuisce attivamente al finanziamento dell'AVS. Facciamo un altro esempio di casa nostra. Nel 2020 Sergio Ermotti ha guadagnato 13,3 milioni di franchi. Tra lui e il suo datore di lavoro hanno contribuito in un anno per 1,1, milioni di franchi di contributi. Hanno sostanzialmente contribuito al finanziamento di 20 persone che beneficiano dell'AVS, tredicesima compresa. In questo tipo di iniziative si pone l'accento su quelle fasce di popolazione che hanno bisogno di una risposta concreta. Ed evidentemente ci sono anche delle soglie e delle soluzioni che non sono perfette. Ma l'alternativa oggi alla 13esima mensilità AVS all'aumento delle pensioni è il nulla”.

Aiuti più mirati

Per Pamini invece occorrono aiuti più mirati alle persone che ne hanno realmente bisogno. "Costerebbe molto di meno perché gran parte della popolazione ha una copertura del secondo e terzo pilastro. Il nostro gruppo in Parlamento ha proposto di elaborare un controprogetto che sia più mirato, lavorando per esempio sulle prestazioni complementari. Si potrebbe valutare anche di aumentare le rendite per gli svizzeri all'estero, che godono di un costo della vita più basso. Va bene aiutare chi fa fatica ad arrivare a fine mese, non di certo un ceto medio alto. Chi pagherà la fattura saranno soprattutto i giovani perché l'AVS è un sistema solidale, ma non si capisce perché bisogna essere solidali con tutti. Apparentemente sembra un'iniziativa sociale e giusta, ma in realtà va contro le fasce povere della popolazione, soprattutto quelle giovani".