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Ticino
"Un voto che potrebbe mettere in difficoltà l'UE"
Redazione
13 anni fa
Tre giornali, tre chiavi di lettura diverse. Ecco come i quotidiani ticinesi interpretano il voto di ieri sull'iniziativa UDC

Come interpretare il voto svizzero, e ancor più quello ticinese, di ieri? I tre quotidiani ticinesi, nei loro editoriali di oggi, danno tre chiavi di lettura differenti tra loro.

La Regione

"La voce del disagio" titola il suo editoriale il direttore de La Regione, Matteo Caratti, secondo cui sarebbe ingiusto interpretare il SÌ all'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa come l'espressione di un voto anti-stranieri. "Non lo è" scrive Caratti. "Nell'urna il popolo sovrano, quello ticinese in prima linea, ha voluto segnalare il concreto disagio vissuto nel quotidiano dai residenti. Soprattutto per gli effetti sul mercato del lavoro generati dalla libera circolazione delle persone, con la sostituzione della manodopera indigena a favore di quella estera e un derivante fenomeno di dumping che le misure fiancheggiatrici non hanno attenuato."

Caratti sottolinea come questi cambiamenti nel mercato del lavoro siano avvenuti troppo velocemente, "a una velocità molto alta che non ha dato il tempo al sistema sociale di respirare." Non è quindi sorprendente che i cittadini abbiano tirato il freno e mano a loro disposizione.

Il direttore de La Regione evidenzia poi come l'UDC abbia saputo captare benissimo il malessere popolare, mentre il Consiglio federale, la classe politica e le associazioni economiche lo hanno sottovalutato. E le misure proposte in zona Cesarini dal Consiglio federale per calmierare alcuni effetti dei bilaterali non hanno fatto altro che confermare l'esistenza di un problema.

Un errore dello stesso tipo, secondo Caratti, lo avrebbe fatto anche il Governo ticinese. Presentando settimana scorsa tre nuovi ispettori di controllo della libera circolazione, ha di fatto ammesso che quelli attuali non bastano a fronteggiare la gravità della situazione.

Ora, conclude Caratti, occorre guardare avanti, senza piangere sul latte versato. Rispetto al 6 dicembre 1992, quando la Svizzera respinse l'entrata nello Spazio economico europeo, la situazione pare comunque meno rischiosa. Ai tempi Jean-Pascal Délamuraz parlò di "domenica nera", oggi il Consiglio federale si limita a dire che dovrà lavorare parecchio nei prossimi tre anni. E quindi, "l'ardua sfida è lanciata."

Il Corriere del Ticino

A quello storico voto del 1992 si ricollega anche l'editoriale del Corriere del Ticino, intitolato "Una triplice mozione di sfiducia" e firmato da Moreno Bernasconi. "Se ci è andata bene nel 1992, perché non dovrebbe andarci bene stavolta?" scrive Bernasconi, secondo cui in ogni caso oggi la scommessa sembra più azzardata. Perché gli accordi bilaterali erano stati approvati dall'Unione europea solo per il semplice fatto che la Svizzera manteneva l'obiettivo di aderire all'UE. "Essendo ormai questo obiettivo decaduto, difficilmente Bruxelles potrà giustificare agli occhi dei Paesi membri un trattamento speciale per la Svizzera, che non è membro e neppure intende diventarlo."

Ma, secondo Bernasconi, questo voto elvetico potrebbe mettere in difficoltà anche l'UE. Perché "i suoi membri recalcitranti e vieppiù euroscettici" potrebbero accodarsi alla Svizzera e chiedere di introdurre misure per limitare l'immigrazione. "E se Bruxelles dovesse cedere con Berna, come potrà evitare che altre falle si aprano nei confronti di alcuni importanti Stati membri?"

Il voto di ieri, scrive Bernasconi, va letto anche come una mozione di sfiducia verso il Governo ed il mondo economico. Nei confronti del Consiglio federale era emersa già durante gli scrutinii sull'iniziativa Minder o sulla vignetta autostradale: una sfiducia "che si situa a livelli preoccupanti per un Paese che trae la sua forza dalla coesione. Nei confronti dell'economia, invece, questa è frutto dei "comportamenti scriteriati di alcuni dirigenti della piazza finanziaria e dei rischi che hanno fatto correre al Paese."

Questi fenomeni, prosegue Bernasconi, sono ancor più accentuati in Ticino, dove "i disagi dovuti all'esercito di frontalieri" contano molto più di un punticino di crescita del PIL.

Per concludere Bernasconi sottolinea l'appoggio dato all'iniziativa da parte di coloro cui sta a cuore il territorio. Un'alleanza tra destra e ambientalisti che si è rivelata vincente. Non da ultimo, il voto di ieri va letto anche in chiave anti-tedesca: il numero crescente di germanici in posti d'alto livello, Oltralpe, è sempre più malvisto.

Il Giornale del Popolo

Sul Giornale del Popolo, infine, appare un editoriale intitolato "Cara Berna, la pentola è scoppiata" e firmato dal direttore Claudio Mésoniat. Il quale avrebbe voluto iniziare dalla votazione sull'aborto ("se è vero com'è vero che un singolo uomo conta di più di tutto l'universo"), ma che comincia comunque con l'iniziativa UDC. Un voto "che assesta un colpo di incredibile durezza al Consiglio federale".

Mésoniat evidenzia come questo voto abbia messo il nostro Cantone al centro della politica federale. "Il massiccio sì dei ticinesi ha realmente fatto pendere la bilancia da quella parte". Un sì più che giustificabile, secondo il direttore del GdP, vista la scarsa attenzione data dal Consiglio federale ai problemi che attanagliano il nostro Cantone.

"Se c'è un ministro federale che deve piangere se stessa a calde lacrime, questi è la signora Widmer-Schlumpf" scrive Mésoniat, "protagonista di negoziati internazionali condotti con rara imperizia."

Difficile dire comunque, aggiunge Mésoniat, perché la maggioranza degli svizzeri abbia accettato di passare da questa rischiosa scommessa con l'UE. Di certo si tratta di una vittoria per Blocher, che si gode così il ritorno al centro della scena politica.

Mésoniat, poi, dedica ancora ampio spazio al commento sul voto sul finanziamento dell'aborto. "Purtroppo va fatto notare agli iniziativisti che la frittata, ampiamente pronosticata, è stata fatta." Secondo il direttore del GdP, "chi paga la fattura" è del tutto marginale nel caso della soppressione di una vita umana: la questione avrebbe dovuto essere quella di portare la gente a riflettere sulla grandezza della persona, di ogni persona.

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