
È un Ticino sempre più deserto – in termini demografici – quello che apre la prima edizione de’ “La Domenica”, il nuovo domenicale del Gruppo Corriere del Ticino.
Negli scenari ipotizzati in uno studio dell’Ufficio di statistica, nei prossimi trent’anni a Sud delle Alpi potrebbe esserci un calo di popolazione compreso fra 13 e 48mila abitanti. Non è un tema da prendere sottogamba, in quanto le ripercussioni del calo demografico sono potenzialmente ingenti: “Non si è ancora capito che questa è la grande sfida che ci attende nei prossimi anni. Se non si riesce a invertire la tendenza saranno guai per tutti”, spiega a La Domenica Ivano Dandrea, membro di comitato dell’Associazione Coscienza Svizzera oltre che ceo e partner fondatore del Gruppo Multi.
“Perdere abitanti - aggiunge - non è un problema che riguarda l’anagrafe, ma ha seri, serissimi riflessi sull’economia, sulle finanze, sul mondo del lavoro, sulla socialità sulle pensioni. Per non parlare dell’immobiliare”. Il Ticino ha smarrito l’attrattività. Questo si ripercuote anche sugli arrivi nel nostro cantone, che non è più una meta privilegiata dell’immigrazione, neanche dalla vicina Italia. Anzi: per la prima volta nel 2019, ci sono più svizzeri (295) che lasciano il Ticino e vanno a vivere in Italia rispetto a persone che dall’Italia si trasferiscono (124 arrivi) in Ticino. Preoccupazione anche sul fronte della natalità, che su questo versante del Gottardo è ancora più bassa che nel resto della Svizzera, dove è pure in crisi.
Puntare sui giovani
Quali le soluzioni? Per Dandrea, le istituzioni devono porre in primo luogo i giovani: “Io credo che la politica debba in prima persona sovrainvestire in strategie a favore dei giovani, senza avere paura. Dobbiamo sostenere quella fascia di popolazione che va dai 25 ai 35 anni, che contribuisce in maniera più incisiva a comporre il Pil. Attualmente i nostri anziani, a parte una piccola percentuale che è realmente in difficoltà, stanno bene. Godono di una rendita dignitosa, hanno un’assistenza sanitaria ottima, hanno un sistema sociale e servizi che consentono loro di vivere una vita tranquilla. Non sono loro il nostro problema prioritario. Sono i giovani. Questa è una battaglia che si vince uniti”.
Dandrea ritiene che per invertire la tendenza sia necessario un massiccio intervento pubblico, che vada a sostenere anche cambiamenti positivi nel lavoro e nell’economia. Parola d’ordine: innovazione.
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