
Come avete dormito stanotte? Un sonno "fragile" o "continuo"? Un progetto di ricerca avviato all'Università di Losanna ha per la prima volta fatto luce su due fasi del sonno che si alternano ogni 25 secondi. Una scoperta che, nel futuro della ricerca, potrebbe avere ricadute positive per chi soffre di problemi relativi al sonno e che ha creato grande entusiasmo nel mondo scientifico. Dietro al progetto coordinato dalla professoressa Anita Lüthi, vi è un ticinese: Sandro Lecci.
Il 28enne di Minusio ha seguito un Bachelor in Biomedicina a Friburgo, prima di trasferirsi a Losanna per un Master in Biologia, con specializzazione in Neuroscienze. Proprio in riva al Lemano, il locarnese ha avviato una tesi di dottorato che difenderà fra poche settimane, ma i cui risultati hanno iniziato a circolare pure sulla stampa internazionale, dalla Spagna fino all'Estonia.
Quali sono i principali contenuti della ricerca?“Ci siamo interrogati su come il sonno possa essere allo stesso tempo fragile e continuo, ovvero a come il corpo possa beneficiare degli elementi protettivi del sonno, ma allo stesso tempo essere ricettivo su quanto succede nell’ambiente circostante. Ci siamo interessati alla modalità con cui questi bisogni fondamentali del sonno fossero mantenuti in bilanciamento tra loro. Partendo da esperimenti sui roditori, abbiamo scoperto che lo stesso suono, sottoposto alcuni secondi prima o dopo, era in grado o meno di svegliare l'animale. Siamo così arrivati a dedurre l'esistenza di fasi del sonno più fragili, che possono portare al risveglio, alternate ad altre profonde e più protettrici, dove uno stimolo neutro non è in grado di risvegliare. In collaborazione con un gruppo di ricerca dell'Università di Tübingen abbiamo constatato che quest'organizzazione temporale si è mantenuta a livello evolutivo: è presente anche nell'uomo! A sorprendere ulteriormente è il fatto che queste finestre temporali durino solo 25 secondi l’una, quindi sono molto corte e differenti dalle fasi di sonno già conosciute finora, che durano decine di minuti. Soprattutto nei periodi di sonno leggero non REM si passa continuamente tra fasi fragili e altre protette."
In che modo queste fasi influenzano anche l'attività cardiaca?"Durante questi periodi di oscillazioni, vi è una coordinazione tra l'attività cerebrale e quella cardiaca. Durante la fragilità, quando potenzialmente possiamo svegliarci, l’attività cardiaca aumenta leggermente di qualche battito, rendendoci pronti al risveglio. Al contrario, durante i periodi di continuità, quando siamo meno propensi a svegliarci, il battito è piu basso, in concomitanza con le fasi di consolidazione della memoria e quindi di beneficio per il nostro organismo."
Questo progetto per quali aspetti è quindi stato maggiormente apprezzato, risultando innovativo?"La distribuzione temporale delle due fasi del sonno era sconosciuta, non era mai stato scoperta alcuna evidenza scientifica che la riportasse."
Quanto è durata la fase di ricerca?"Questo studio è il risultato del mio dottorato iniziato nel 2013. Solo nell’ultimo anno abbiamo instaurato la collaborazione con i colleghi in Germania, che ci hanno aiutato a completare l'analisi con i dati umani."
Qual è stata la ricezione della ricerca?“Nel mondo scientifico è stata molto positiva. Durante questi ultimi mesi l'abbiamo presentata di fronte a diversi congressi europei e internazionali. È considerata in maniera importante soprattutto perché mette in evidenza un aspetto che non era molto conosciuto e in grado di aprire delle porte riguardo a potenziali interventi clinici… Pensiamo alle persone che soffrono d’insonnia, questa scoperta può aiutarci a sviluppare potenziali trattamenti per migliorare la qualità del sonno di pazienti che ne soffrono. Infine, questa forte correlazione tra attività cerebrale e cardiaca ci aiuta nell’analizzare i disturbi cardiovascolari legati al sonno."
Questo lavoro avrà quindi un seguito?“Quella che abbiamo realizzato finora è una descrizione di base del fenomeno… Ma chi lo genera? Come si coordina? Per questo abbiamo già cominciato degli esperimenti che si prolungheranno al di là del dottorato, anche con altri studenti che già hanno preso parte al progetto."
I risultati hanno iniziato a circolare sulla stampa internazionale, immaginiamo ne sia molto orgoglioso..."Certo, è stata una grande soddisfazione vedere che tali ricerche possano raggiungere il grande pubblico in maniera capillare."
C'è l'opportunità per continuare a lavorare in questo settore in Svizzera?"A livello di ricerca clinica c'è la possibilità se pensiamo che ci sono due centri del sonno, a Losanna e proprio a Lugano. Mentre per le Università non mancano le possibilità di ricerca a Zurigo, Ginevra e Basilea, dove ci sono molti progetti avviati."
OC
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