
Tramite una mozione inoltrata al Consiglio federale, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega)chiede di presentare al Parlamento un disegno di legge affinché Consiglieri federali, membri dell’Assemblea federale e funzionari federali che hanno rapporti con l’estero non possano disporre di ulteriori nazionalità oltre a quella Svizzera. Quadri chiede inoltre di annullare la decisione in base alla quale da inizio anno ai membri del corpo diplomatico e dei servizi consolari non è più richiesto di avere la sola cittadinanza elvetica.
A spingere Quadri a sottoporre tale mozione il dibattito precedente l'ultima elezione in Consiglio federale. "Tra i candidati alla successione di Didier Burkhalter, c’è chi ha rinunciato al doppio passaporto durante la campagna elettorale e chi invece ha dichiarato che si sarebbe limitato a sottoporre la questione della propria binazionalità al Consiglio federale in caso di elezione" ricorda il consigliere nazionale leghista.
"In Australia nei mesi scorsi si sono verificate delle partenze obbligate sia dal parlamento che dal governo (che ne è un’emanazione) di deputati e ministri binazionali" prosegue Quadri. "La Costituzione australiana vieta infatti agli eletti in parlamento di avere più di una nazionalità, e questo per motivi di lealtà allo Stato".
Secondo Quadri la questione deve porsi anche in Svizzera "a maggior ragione dopo la modifica di legge del 1992 che consente a chi si naturalizza in via ordinaria di mantenere anche il passaporto del paese d’origine".
Per Quadri "non è sostenibile fare politica nelle istituzioni della Confederazione con però in tasca anche un passaporto estero, da estrarre a seconda della convenienza contingente. Una situazione di questo tipo è evidentemente improponibile per un Consigliere federale, ma anche per un parlamentare. Non si vede infatti perché la regola australiana (e l’Australia è un paese d’immigrazione) non possa essere trasposta in Svizzera".
"Stesso discorso per i membri del corpo diplomatico e dei servizi consolari della Confederazione" sottolinea il consigliere nazionale. "La decisione del Consiglio federale di rinunciare ad inizio anno ad imporre a questi funzionari il requisito del possesso della sola nazionalità svizzera va dunque annullata. In generale i funzionari federali che hanno rapporti con l’estero devono disporre della sola cittadinanza svizzera. Il requisito va inoltre esteso a chi – in veste di assistente, segretario o altro, avente accesso ad informazioni confidenziali – partecipa a nome della Svizzera a gruppi di amicizia OSCE, al Consiglio d’Europa o ad altri gruppi o organizzazioni che comportino relazioni internazionali".
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