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Ticino
"Un salario minimo troppo basso"
"Un salario minimo troppo basso"
"Un salario minimo troppo basso"
Redazione
7 anni fa
Per il partito comunista con le cifre proposte "continuerà il dumping": "Non si può scendere sotto i 20 franchi orari"

La Direzione del Partito Comunista ha preso atto del compromesso raggiunto in seno alla Commissione della Gestione e delle Finanze del Gran Consiglio ticinese sul tema del salario minimo. Compromesso che propone un salario orario tra i 19.00 e i 19.50 franchi a partire dal 2021 e di uno tra i 19.50 e i 20.00 franchi a partire dal 2023. Una terza forchetta, che arriva a 20,25 franchi, potrebbe entrare in vigore la prossima legislatura, un periodo di attesa che per il partico comunista è "troppo lungo".

"Come Partito Comunista sosteniamo un salario minimo mensile di Fr. 4’000.- (e di Fr. 1’000.- per gli apprendisti) ma avevamo detto fin dall’inizio delle trattative (e ancora in campagna elettorale) che, seppur disposti a trovare un compromesso, non potevamo assolutamente scendere sotto i (comunque bassi) Fr. 20.- orari. Restiamo quindi coerenti con quanto promesso alla cittadinanza e non voteremo messaggi che si discostano da tale limite".

Il partito deplora in particolare "l’atteggiamento anti-sociale dei partiti della maggioranza borghese che si sono resi esecutori dei diktat di quella parte di padronato che vuole continuare ad avere la libertà di assumere frontalieri sottopagati per aumentare i propri margini di guadagno".

"Pur coscienti che si tratti del compromesso che, con gli attuali rapporti di forza partitici, ci si poteva purtroppo attendere dalle istituzioni, consideriamo questi minimi salariali comunque troppo bassi" prosegue il partito. "Comprendiamo quei commissari che hanno ritenuto di firmare il rapporto solo per evitarne uno ancora più umiliante per i lavoratori e finirla con le lungaggini che hanno caratterizzato questo dossier e tentando di affrontare immediatamente l’emergenza sociale, ma riteniamo tuttavia che queste cifre non solo non placheranno il dumping salariale e la sostituzione di manodopera, ma comporteranno anzi - ed è molto grave - un ancoraggio negativo degli attuali salari, favorendo quindi un “dumping di Stato”".

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