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Ticino
“Un salario minimo contro l’assistenza”
“Un salario minimo contro l’assistenza”
“Un salario minimo contro l’assistenza”
Redazione
9 anni fa
L’economista Amalia Mirante commenta i dati della disoccupazione, guardando con fiducia al salario minimo

La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha reso pubblici oggi i dati relativi alla disoccupazione nel mese di luglio, che registrano un leggero calo in Ticino. Dati che danno una fotografia solo parziale, secondo la docente di economia Amalia Mirante, visto che i beneficiari dell’assistenza e soprattutto i "working poor" continuano a crescere. Un fenomeno che sembra inarrestabile, ma che l’introduzione di un salario minimo dignitoso potrebbe aiutare a contrastare.

“Abbiamo la fortuna di avere uno stato sociale forte, ma è anche vero che le spese iniziano a essere troppo grandi” commenta Mirante ai microfoni di TeleTicino. “Introdurre un salario minimo consentirebbe di ricorrere meno agli aiuti statali”.

Diversa la riflessione del direttore dell’Associazione delle industrie ticinesi Stefano Modenini che oggi, in un’opinione pubblicata sul Corriere del Ticino, ha affermato che un salario minimo di 3’500 franchi comporterebbe, da una parte, un maggior costo salariale di circa 200 milioni; dall’altro una minore occupazione di 1'500 persone. Insomma, sarebbe meglio intervenire sul costo della vita, secondo Modenini.

Mirante non esclude che alcune aziende non ce la farebbero effettivamente ad adeguarsi. Ma secondo l’economista la priorità va data ai residenti nell'offrire un modo di vivere dignitoso.

Scopri tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino allegato.

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