
I Servizi di Assistenza e Cura a Domicilio tornano a far discutere. Il deputato Matteo Quadranti negli scorsi giorni ha infatti inoltrato un'interrogazione al Governo per cercare di fare chiarezza su un SACD del Sottoceneri, la cui titolare è finita sotto procedimento penale.
Stando a quanto avanzato dal granconsigliere, sembrerebbe che dal 2011 alla Procura Pubblica e al Cantone siano pervenute segnalazioni e denunce in merito all’operato di un SACD di diritto privato. Innumerevoli le accuse, giunte da ex dipendenti e collaboratori, nonché da utenti del servizio e da operatrici sociali comunali:
- fatturazioni maggiorate alle Casse Malati rispetto a quanto effettivamente prestato dalle operatrici di cui alcune non abilitate alle cure che hanno erogato;
- fatturazioni maggiorate all’utente rispetto a quanto effettivamente prestato dalle operatrici;
- non pagamento o pagamento parziale delle ore straordinarie al personale;
- istigazione del personale a comportamenti riprovevoli dal profilo sessuale (attualmente al vaglio della polizia cantonale);
- eccitazione a sfondo sessuale all’indirizzo di utenti anziani (pure al vaglio della polizia cantonale);
- proposte di gestire gli interessi dell’utente tramite procura dello stesso alla titolare;
- doppia fatturazione alle Casse Malati e agli utenti
"Segnalazioni che - scrive il deputato PLR - hanno portato all’avvio di un procedimento penale nei confronti della titolare del SACD privato la cui istruttoria è iniziata nel 2011 ma che ha avuto un impulso soltanto nel 2015 che ha portato all’inizio del 2016 ad effettuare delle perquisizioni e degli interrogatori per varie ipotesi di reato. Il procedimento sarebbe tuttora in corso e sembra incontrare diverse difficoltà sia sul piano tecnico degli accertamenti che su quello della collaborazione tra i vari attori, tra i quali vi sarebbe anche una ARP – Autorità di protezione."
Una delle segnalazioni pare fosse partita tramite un legale avvicinato dai cugini di una utente di 95 anni del SACD privato in questione e il cui direttore era in possesso di una procura della signora per gestirne gli ”interessi”. "Quest’ultimo - scrive Quadranti - venne sostituito per intervento della ARP da un curatore che però ci viene riferito in seguito abbia poi frapposto ostacoli ad una collaborazione con i parenti segnalanti che avevano nel frattempo raccolto diverse informazioni e documenti. Su indicazione del Ministero Pubblico, il legale dei cugini si è rivolto al curatore nel marzo 2016 chiedendo di dare procura a rappresentare la utente nel procedimento in corso ma non ha ottenuto la collaborazione auspicata. Il legale si è poi rivolto ai membri dell’ARP in persona che tuttavia si dice non abbiano dato seguito alla collaborazione per l’accertamento della verità."
Alla luce di questa situazione, il deputato momò pone dieci interrogativi al Consiglio di Stato:
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