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Ticino
Un quarto di secolo di psichiatria all'Ospedale Malcantonese
Il reparto psichiatrico e psicoterapeutico dell'Ospedale Malcantonese compie 25 anni. Un'occasione per fare una riflessione, sempre più attuale, sul tema della salute mentale e volgere l'occhio al futuro. Questa sera infatti va in scena un simposio sul rapporto tra la dimensione clinica, politica e etica sulla psichiatria.

Psichiatria, etica e politica. È con queste tre parole l’Ospedale Malcantonese di Castelrotto lancia il simposio di questa sera per una riflessione clinica, legislativa e morale sul tema della psichiatria. Un’occasione, inoltre, per celebrare i 25 anni del reparto di psichiatria e psicoterapia della struttura.

La storia del reparto

Bisogna tornare indietro fino al 2000 quando l’Oscam scambia il reparto di ortopedia con la clinica Moncucco. Oggi il reparto conta 27 posti letto e insieme alla CPC di Mendrisio, la clinica Viarnetto e la Clinica Santa Croce di Orselina completa la rete di accoglienza psichiatrica del Cantone. “Un’occasione per guardare il lavoro fatto in 25 anni e guardare al futuro”, ci dice il consigliere di Stato Raffaele De Rosa: “Questo traguardo dei venticinque anni permette innanzitutto di volgere lo sguardo al passato e di guardare con ammirazione e lungimiranza chi venticinque anni fa ha avuto il coraggio di investire in questo delicato ambito per la salute della nostra popolazione, di capire i passi avanti, gli sviluppi, i progressi che ha fatto la medicina e oggi anche di riflettere sulle sfide attuali e future, ribadendo e sottolineando l'importanza della salute mentale per la nostra popolazione”.

I costi della sanità

Un tema sempre più importante in un contesto in cui i costi della saluta sono in continua crescita. “I costi riflettono quello che è il consumo della sanità”, afferma il direttore amministrativo Roberto Perucchi. “Credo che anche come cittadini abbiamo un dovere etico di prestare attenzione a quanta medicina vogliamo consumare. Non necessariamente consumiamo sempre la medicina di cui avremmo bisogno: questo contribuirebbe già moltissimo a calmierare i costi”.

Dal cambio di paradigma alle nuove patologie

“Non togliamo i fiori più piccoli, perché a volte sono i più profumati” ha detto con velata ironia in conferenza stampa Pier Giacomo Grampa, presidente del Consiglio di fondazione, a Raffaele De Rosa. D’altronde negli anni la psichiatria si è evoluta e chi ha potuto vedere i cambiamenti nella sua totalità è il dottor Carlo Calanchini, direttore sanitaria dell’Ospedale malcantonese: “Da una psichiatria che era custodiale, si è passati ad una psichiatria molto più dinamica e più aperta. Ci sono ancora tanti problemi, ovvero quelli che ci sono sempre stati. La cura psichiatrica è e rimarrà ancora per tanto tempo una cura difficile e impegnativa. Purtroppo, le esigenze di presa in carico psicologica e psichiatrica non stanno per niente diminuendo. Noi stiamo generando patologie con l'assetto sociale che abbiamo”. L’approccio adottato al reparto di psichiatria dei Castelrotto è il modello bio-psico-sociale, in cui il disagio psichico è spiegato attraverso la dimensione biologica, psicologica e sociale. I casi accolti mostrano soprattutto una diagnosi depressiva di vario genere. Negli ultimi anni però si registra una nuova tendenza legata alla tecnologia. “Noi ci occupiamo prevalentemente di disturbi depressivi, nel senso più ampio del termine, perché queste sono le patologie più frequenti nella società”, ci spiega Calanchini. “Sono emerse negli ultimi tempi delle patologie inesistenti in passato che sono legati alla digitalizzazione e anche alle realtà virtuali, all'intelligenza artificiale. Io mi aspetto un ulteriore aumento di queste patologie nei prossimi anni”. Sguardo dunque al futuro con piedi ben saldi al terreno per il presente per un tema di vitale importanza, come la salute della psiche.