
Il primo anno della Città dei mestieri forse è stato il più complicato che si potesse immaginare, ma forse è stato anche quello in cui la necessità di un luogo che aiuti i ticinesi a scegliere, trovare o mantenere un lavoro è stata più alta che mai. Per questo, nonostante le chiusure, la Città dei mestieri, che si trova in Viale Stazione a Bellinzona, è stata frequentata da circa 4’500 persone negli ultimi dodici mesi. Praticamente ha raggiunto l’obiettivo previsto prima che sapessimo cosa era il Covid-19. “Se questi numeri sono stati raggiunti in un anno difficile in cui le relazioni, che sono il cuore della Città dei mestieri, sono complicate per tutti, quando la pandemia sarà superata saranno di molto superiori”, ha commentato ai microfoni di Teleticino il direttore del Decs Manuele Bertoli.
E proprio parlando dell’anno complicato che abbiamo vissuto, un ruolo fondamentale la Città dei mestieri lo ha giocato anche per trovare ai giovani ticinesi che lo cercavano un posto d’apprendistato. “Anche da questo punto di vista il bilancio è estremamente positivo”, ha affermato Bertoli. Gli fa eco il presidente del comitato guida della struttura, Nicola Pini: “A inizio anno insieme ai partner sul territorio abbiamo capito che poteva esserci un problema per i posti di apprendistato, abbiamo cercato di fare degli sforzi su questo punto e ci siamo riusciti”.
Ma la Città dei mestieri non è un punto d’incontro dedicato solo ai più giovani, anzi. Oltre la metà delle persone che si sono presentate, infatti, è rappresentata da adulti. “Vengono a prendere una serie di informazioni legate al lavoro, alle possibilità di qualifica, di formazione continua e di qualifica”, spiega Tatiana Lurati Grassi, capo dell’Ufficio della formazione continua e dell’innovazione. “Penso che questo sia dovuto al periodo che stiamo attraversando, le persone si stanno interrogando su come rimanere attivi e aggiornati sul mercato del lavoro”.
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