
Un portale cantonale per promuovere il commercio on-line. Federcommercio sta valutando l’idea sul modello del Canton Ginevra che durante il lockdown ha realizzato un progetto simile: una piattaforma che raggruppa 80 commercianti locali.
Fare la spesa a Ginevra non è mai stato così semplice. Dagli alimentari ai vestiti, dai generi di prima necessità al giardinaggio. Lanciato grazie un contributo del Cantone per rispondere ai bisogni dei commercianti ginevrini durante il periodo di Lockdown “Genève avenue” oggi è entrato nella vita di molti cittadini.
Il concetto è semplice: immaginatevi un grande centro commerciale online dove poter comprare prodotti locali passando da un piccolo commerciante all’altro. Un modello di e-commerce a cui molti commercianti ticinesi oggi guardano con interesse.
“Sicuramente è un modello interessante da copiare. È fondamentale integrare anche l’online da abbinare chiaramente al tradizionale commercio. Quello che è successo a Ginevra è stata l’unione di diversi commercianti per un bene comune al fine di promuoversi e farsi conoscere”, così spiega Lorenza Sommaruga, presidente di Federcommercio.
L’associazione mantello del commercio ticinese nelle scorse settimane ha promosso un sondaggio presso 200 commercianti ticinesi. “C’è questa volontà, il cantone ha chiesto se ci sia la necessità e nell’interesse da parte dei commercianti”, aggiunge Sommaruga. “Il sondaggio ha avuto un ottimo riscontro, soprattutto per la possibilità di aderire a un portale unico”.
La scelta dell’e-commerce oggi sembra più che scontata. Le settimane di lockdown hanno contribuito a un profondo cambiamento delle abitudini, tanto che gli esperti, per il 2020, si attendono un vero e proprio boom. Gli svizzeri quest’anno spenderanno on line 13 miliardi, 3 in più rispetto al 2019, che già aveva visto la sua quota aumentare del 10 %.
La via sembra tracciata ma non tutti i commercianti hanno le competenze necessarie. A confermarlo è Claudia Pagliari, presidente dei commercianti di Bellinzona. “Il Covid ci ha obbligato ad adattarci a questa realtà ma va insegnata partendo dai primi rudimenti perché si prende per scontato che tutti siano digitali ma non è così”.
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