
Dopo gli 8 casi riportati in Ticino nel weekend, Radio3i ha intervistato il dottor Andreas Cerny, direttore dell’Epatocentro Ticino, partendo dalla situazione di Swisscovid, che dall’8 all’11 luglio ha perso quasi 60’000 utenti attivi. Utenti attivi che restano inoltre di poco superiori al milione, ben lungi da quel 60% della popolazione auspicato per poter esercitare un controllo efficace: “Oltre al contact tracing, Swisscovid doveva essere uno dei pilastri per evitare una seconda ondata. Quindi è peccato che questa app non venga neanche provata dalla popolazione, anche se la situazione può ancora cambiare”.
C’è poi una seconda questione: i numeri continuano, seppur lievemente, a oscillare verso l’alto. Nelle ultime ore sono aumentate anche le ospedalizzazioni in Canton Ticino e si ricominciano a riempire le caselle degli intubati e delle cure intense. Questo di cosa è sintomo?
“È l’effetto della riapertura, che è stata troppo veloce ed è la conseguenza del passaggio del limite per gli assembramenti 30 persone a 300. Abbiamo aspettato solo due settimane tra i singoli step e questo era troppo poco. Con la reintroduzione delle misure più restrittive e della mascherina sui trasporti pubblici sono tutti mezzi per attenuare una seconda ondata”.
Il calcio adesso sembra essere “nel pallone”, dopo l’aumento di casi verificatisi nel weekend. La domanda ora è: bisogna continuare o è meglio chiuderla qui?
“Decisione molto difficile. Probabilmente, se potessimo tornare indietro, avremmo dovuto applicare al calcio le stesse regole del militare e della scuola reclute, che hanno dovuto testare tutti. Mi dispiace questa situazione che si è creata e che apre tante domande su come possono procedere i campionati”.
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