
È nato in Ticino un nuovo partito comunista: il Partito operaio e popolare (Pop).
I suoi due fondatori, i sindacalisti Gianluca Bianchi e Leonardo Schmid (entrambi ex membri del Partito comunista), presenteranno la neonata formazione politica giovedì prossimo, 20 novembre, alle 11 presso la Casa del Poplo di Bellinzona, durante una conferenza stampa con la quale intendono presentare le ragioni che li hanno spinti a formare un nuovo partito di sinistra e le prime azioni che intraprenderanno.
Ma già sin d'ora è disponibile il documento programmatico del Pop, che vuole appunto spiegare i motivi della nascita di questo partito.
"In Ticino siamo agli inizi della prossima grande crisi del capitalismo: i salari sono i più bassi della Svizzera, la disoccupazione si fa sempre più importante, le piccole aziende fanno fatica a sopravvivere, i colossi industriali delocalizzano o rifiutano di pagare le tasse, tutto ciò causa una serie di reazioni a catena come la precarizzazione dei posti di lavoro, la diminuzione dei salari, la diminuzione del gettito fiscale per lo Stato, ecc." scrivono Bianchi e Schmid.
"Una forte spinta in questa direzione è stata data nel 2003" proseguono i fondatori del Pop, "dopo che con il sostegno di Plr, Ppd e Ps è stata introdotta la Libera circolazione delle persone, assieme a tutti gli altri Accordi bilaterali con l'Unione Europea, permettendo lo sviluppo di una feroce concorrenza al ribasso tra lavoratori residenti e frontalieri. Sindacati e Ps si sono venduti per delle “misure d'accompagnamento” che avrebbero dovuto salvaguardare il mercato del lavoro, ma in realtà non sono servite a niente. I Partiti della destra xenofoba hanno quindi gioco facile nel fomentare il populismo che porta alla guerra tra poveri, favorendo solo gli interessi padronali."
"Seguendo le linee guida degli organismi del liberismo internazionale (Fmi, Ocse, Ue) il padronato svizzero assieme ai loro rappresentati politici, hanno spinto il paese, in ogni ambito, ad essere sempre più imbevuto delle logiche del libero mercato" scrive il Pop. "Tutti i servizi pubblici: trasporto pubblico, telecomunicazioni, scuole, ospedali, energia sono stati sottoposti ai criteri del settore privato. Si investe solo quando c'è un tornaconto economico per il capitale, si spinge il personale a logiche individualiste basate sulla meritocrazia, si tagliano i servizi poco produttivi."
"Nel frattempo la borghesia imbevuta della logica del massimo profitto continua a sfruttare e spremere non solo la popolazione, ma anche le risorse naturali, provocando un impoverimento pure sul piano ecologico" si legge ancora nel documento. "Il territorio nel fondovalle è ormai stato quasi completamente occupato da centri commerciali e depositi logistici inutili anche dal lato occupazionale. Le forze politiche maggioritarie spingono per far diventare il Ticino un semplice asse di transito dove il traffico sarà sempre più caotico, anche con il tentativo di aggirare l'iniziativa delle Alpi e costruire un secondo tubo autostradale nel S. Gottardo. Il modello di sviluppo secondo libertà d'intraprendere come e dove vogliono i padroni sta portando alla rovina la splendida regione turistica che è il Ticino."
"Se non vi sarà una netta inversione di rotta" affermano Bianchi e Schimd, "per il futuro dei ceti popolari si prospetta purtroppo una forte accelerazione di questi fenomeni che porterà a maggiore disuguaglianza tra pochi ricchissimi e una grande maggioranza di poveri; e ad un crescente sperpero di risorse naturali. Di fronte all'incapacità da parte di Lega, Plr, Ppd e Ps di far fronte all'avanzata della crisi, una sempre crescente fetta della popolazione ha perso fiducia nella politica e in chi la fa. Tuttavia il cambio di società non è alle porte, molti pensano che cambiare sia utopia e quindi si rifugiano nella ricerca del benessere individuale. Si tratta invece di organizzarsi e di lottare collettivamente uniti per gli interessi della maggioranza, il Partito Operaio e Popolare si pone questo obiettivo."
"Le nuove generazioni devono prendere coscienza che libertà e diritti non sono stati regalati da chi comanda, per fare bella figura" scrivono. "Ci sono state le lotte della classe operaia, delle donne, degli studenti che hanno permesso di migliorare la qualità di vita. Oggi con l'avanzare della crisi il padronato tenta di erodere ciò che è stato conquistato in passato, anche perché non incontra più un movimento popolare unito, organizzato nei luoghi di lavoro, nei centri di formazione, nei quartieri e nelle valli. Il Pop vuole ridare slancio all'autorganizzazione dei ceti popolari per la difesa delle libertà e dei diritti e per spingere verso un cambiamento di sistema dove non ci siano più sfruttati e sfruttatori."
"Le attuali forze politiche di sinistra si sono rivelate incapaci nel giocare il ruolo d'opposizione al governo a maggioranza borghese" si legge nel documento. "Negli ultimi anni non si è mai riusciti ad incidere nel dibattito politico, per esempio riempiendo una piazza per contrastare le politiche anti-sociali, autoritarie e anti-ambientali promosse dal Consiglio di Stato. Da un lato c'è la sinistra moderata, guidata dal Partito socialista, che da anni, se non decenni, funge da freno alle rivendicazioni popolari, cercando costantemente la quadratura del cerchio per far convergere interessi popolari con gli interessi borghesi. Il fedele sostegno al progetto d’integrazione europea mina ogni speranza di cambiamento della società Svizzera in favore dei lavoratori. Con le regole dell'Ue una società socialista non è possibile, a dimostrazione che il PS non vuole veramente combattere il capitalismo."
"L’ambiguità del Ps è stata severamente sanzionata dalle urne dove la sinistra va di sconfitta in sconfitta" proseguono Bianchi e Schmid. "I dirigenti socialisti non sono più in grado di confrontarsi con i ceti popolari, semplicemente perché da anni non ne fanno più parte. Prova ne è che delle idee giuste fondamentalmente come i salari minimi, la cassa malati unica o la lotta alla discriminazione degli stranieri hanno subito delle secche batoste. I partiti minori della sinistra adottano comportamenti estremisti nei confronti del movimento sindacale e settari rispetto alle forze sociali vicine alla sinistra. Questi comportamenti, dettati da personalismi, non gli permettono di acquisire una vera capacità d'incidere sul territorio. Con posizioni sull'attualità internazionale talvolta condivisibili, mancano completamente di analisi rispetto alle condizioni nazionali e locali, presupposto essenziale per potersi radicare sul territorio."
"Il Pop vuole essere una solida sezione del Partito Svizzero del Lavoro, si vuole continuatore del movimento comunista in Ticino e rinasce dall'esigenza di dare voce e spazio ai ceti popolari nell'arena politica" si legge. "Quale forza attiva nelle lotte quotidiane ha l'obiettivo di organizzare i lavoratori e le loro famiglie in un movimento politico che faccia tornare la voglia di cambiare il paese. La lotta, iniziata oltre novant'anni fa da compagne e compagni sostenitori del marxismo e della teoria della prassi sviluppata da Lenin, continua con chi crede che cambiare profondamente la società sia giusto ed è quindi necessaria una rivoluzione del sistema politico, economico e sociale."
"Per noi rivoluzione significa: democrazia, lavoro ed ecologia e quindi ci battiamo affinché chi dirige il paese sia messo con le spalle al muro se vuole continuare la politica del capitale contro i diritti e le libertà della popolazione, contro i lavoratori e le lavoratrici, contro l'ambiente" concludono i fondatori del Pop. "Noi vogliamo un sistema dove ogni cittadino/a abbia gratuitamente accesso ad ogni servizio sociale di base, dove la proprietà dei mezzi di lavoro sia collettiva e la produzione pianificata in funzione delle necessità della popolazione e nel rispetto della natura."
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