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Ticino
“Un Natale così bello da essere anche vero”
“Un Natale così bello da essere anche vero”
“Un Natale così bello da essere anche vero”
Redazione
8 anni fa
Monsignor Valerio Lazzeri riflette sull’origine e sul significato del Natale

Don Valerio Lazzeri ha festeggiato venerdì 7 dicembre i primi cinque anni dalla sua ordinazione come Vescovo di Lugano. Per sottolineare il suo quinquennio alla guida della Diocesi di Lugano, Ticinonews l’ha incontrato per voi nella sede della Curia Vescovile di Lugano per approfondire alcuni aspetti della fede cristiana, in particolare in relazione al Natale.Mons. Lazzeri, sabato primo dicembre si è tenuta la veglia d’Avvento con i giovani, cosa ci può dire su questo incontro?Ogni anno questo è davvero un momento importante. Si rinnova ogni volta la mia sorpresa di quanto vi sia, in chi partecipa, una profonda apertura a una proposta di tipo chiaramente religioso e spirituale. Anche le domande che mi sono state poste nel corso dell’incontro mi hanno colpito, per l’autenticità, la profondità e la serietà delle riflessioni che vi si manifestano.

Sin da bambini, percepiamo che il significato della parola Natale è alla base della fede cristiana.In effetti, Natale significa semplicemente nascita. Rimanda proprio all’evento iniziale della vita umana. La rivelazione di Dio che in Gesù di Nazaret comincia nel tempo con il suo farsi uomo nel grembo diuna donna, come è accaduto a ciascuno di noi. Questo stabilisce un’intima corrispondenza tra il Natale di Gesù e l’essere venuto al mondo di ciascuno di noi, tra la sua umanità singolare con quel Volto e quel Nome e la nostra. Questo dato immediato è il fondamento dell’annuncio cristiano.In una recente intervista lei ha dichiarato che oggi, dopo 2000 anni di cristianesimo, sono ancora comunque molti quelli che si riconoscono nella Chiesa e partecipano alla sua vita.L’ho detto, perché molte volte oggi, facendo il confronto con un passato di cristianesimo sociologico, si rischia di non cogliere la meraviglia della fede. Non si vede la bellezza, per nulla scontata, di moltiche, in un clima di libertà e senza nessuna particolare pressione esterna, si lasciano affascinare dal Vangelo e dalla sua promessa di vita buona e più intensa. Il nostro approccio deve tornare a essere piùqualitativo che quantitativo.Torniamo ai giovani. Nella Bibbia si dice che per avvicinarsi nella maniera ideale alla parola di Dio bisognerebbe diventare come dei bambini…Sì, certo! Bisogna intendersi, però. Il bambino non è l’uomo privo di razionalità, ma è l’essere umano ancora aperto, non irrigidito nei pregiudizi. Egli vive lo stupore di fronte a ciò che è, a ciò che esiste. Gesù non ci chiede di rimanere bambini favorendo infantilismo e sottosviluppo intellettuale, ma di diventare bambini, ossia, di lavorare su noi stessi per acquisire da adulti la capacità di lasciarciaffascinare dalla bellezza e riconoscerne la realtà. La sostanziale differenza tra un adulto e un bambino è molto semplice: il primo davanti alla bellezza esclama ‘è talmente bello che sembra finto’, mentre il secondo afferma ‘è così bello che non può che essere vero’.In una sua recente intervista lei aveva anche affermato che l’amicizia fa conoscere Dio.Così è avvenuto storicamente. La fede cristiana si è trasmessa come un contagio di amicizia divina. Del resto Gesù stesso non ha lasciato nulla di scritto. Questo non perché fosse analfabeta, ma perché quello che lui comunicava poteva essere trasmesso soltanto attraverso la relazione viva con Lui e tra di noi. Gesù, quindi, ha voluto consegnare il messaggio cristiano a esseri umani che, entrando nell’esperienza unica dell’amicizia con Lui, potessero diffondere questa diversa modalità di essere umanamente al mondo e in relazione gli uni con gli altri a partire da Dio.Tuttavia, a volte questo nostro desiderio di voler trasmettere la parola di Dio a un amico o a un conoscente spesso viene frenato dalla scarsa ricettività dell’interlocutore.Oggi, quando si utilizza un linguaggio religioso si rischia di essere immediatamente fraintesi, di non essere ascoltati. Come credenti, dobbiamo essere capaci di parlare di fede in termini non troppo tecnici,in modo da offrire anzitutto la testimonianza silenziosa di una vita che diventa più bella e più significativa grazie alla fede. Solo così può nascere, in chi incontriamo, quella domanda che può portare, quando i cuori sono pronti, al discorso di fede esplicito.Ci sono persone che scoprono la fede solo negli ultimi istanti della loro vita!La vita umana è preziosa dal primo istante del suo concepimento fino all’ultimo respiro. L’eternità non comincia dopo che si è conclusa per noi l’esperienza del tempo. Ogni singolo momento della nostraesistenza è gravido dell’incontro decisivo, capace di riscattare tutta una serie di scelte sbagliate o inconsapevoli. Noi annunciamo una vita nuova da vivere prima della morte. La vera novità è che Gesù, nella relazione che Egli continuamente offre a ciascuno di noi, ci fa vivere pienamente al di fuori della minaccia della morte, in una vita così intensa che neppure la morte stessa potrà spezzare. Questo è ilpunto chiave.Tornando ora alla Bibbia, nella Sacra Scrittura si dice che avvicinandosi alla fine dei tempi aumenteranno le catastrofi, le degenerazioni del comportamento umano e la scienza permetterà all’uomo di avvicinarsi sensibilmente al segreto della creazione.Innanzitutto va sottolineato che per noi cristiani il problema non è principalmente la fine dei tempi, ma il fine dei tempi, cioè colui che è il punto di convergenza di tutto quello che accade nel tempo, cioèil Signore. E da questo punto di vista Dio non è né vicino né lontano, poiché è lui il fine dei tempi. Tuttavia, ci sono dei processi storici in atto che, evidentemente, ci richiamano al fatto che qui sulla terratutto quello che abbiamo come rappresentazione non si compie, perché c’è qualcosa di incompleto, di imperfetto, sempre in atto. È chiaro che un momento di difficoltà come una catastrofe ci fa andare alla radice del nostro essere, facendoci chiedere per quale scopo sono nato, per quale motivo esiste l’umanità, per quale scopo l’avventura umana va avanti. È proprio in questo momento che ci sisofferma sui temi ultimi della vita. Ma non possiamo stabilire se la fine sia più o meno vicina, poiché questo è proprio il segreto di Dio e la scienza non lo può investigare, in nessun modo, perché non sitratta di una verità da raggiungere, ma da accogliere. Un po’ come il Natale.Negli ultimi anni si è dapprima assistito all’abolizione dell’affissione dei crocifissi nelle scuole e, recentemente, in Italia, ad alcune richieste di togliere i presepi negli stessi istituti scolastici. Qual è il suo commento a questi fatti?Si tratta di discorsi pretestuosi, sollevati per cercare di contrapporre una visione all’altra e che potrebbero benissimo essere superati in un’ottica di serenità. Inoltre, è chiaro che le polemiche, sia proche contro il presepio a scuola, sono spesso problemi legati a interessi politici per fomentare i dibattiti e non riguardano la sostanza del Natale. Per noi cristiani, il presepio è un modo tradizionale eparticolarmente caro di evocare questa prima venuta del Signore nell’umiltà della natura umana e costituisce la rappresentazione di una nascita. Che poi questa nascita sia per i cristiani quella del figlio diDio, questo dato di fatto è la lettura di fede. Ma ci può essere anche una lettura laica di questo evento, che parla al cuore dell’essere umano che è nato e che può portare a una meditazione più profonda emeno superficiale del proprio essere al mondo. Non dimentichiamo che la realtà del Natale è più grande dei segni con i quali la proponiamo. Per mille anni i cristiani hanno celebrato il mistero dell’incarnazione di Dio senza fare nessun presepio, celebrando comunque il mistero del Natale. È altresì evidente che negare oggi la bellezza e l’eloquenza del presepio significa perdere una ricchezzaculturale importante.Restando al presente con un occhio rivolto al recente passato, quali sono i principali cambiamenti nel mondo cattolico e cristiano dopo l’avvento di Papa Francesco?Ogni Papa compie il suo servizio alla Chiesa portando le ricchezze e le caratteristiche proprie della sua umanità. L’effetto di grande novità suscitato da Papa Francesco è dovuto in gran parte alla suaprovenienza, alla sua formazione, alla sua cultura, diverse da quelle a cui eravamo più abituati. Ogni persona porta una maniera di guardare, di pensare e di proporre il Vangelo che, chiaramente, è diversa dalla precedente. Per il nostro tempo, Dio ci ha mandato questo Papa, che ha una sua parola specifica da dire. Sono convinto che noi dobbiamo cercare di cogliere e di riconoscere questo fatto come una grazia che il Signore ci fa.Quale messaggio vuole inviare alla gente in vista dell’imminente Natale?Il mio pensiero va soprattutto alle persone che si trovano in situazioni di difficoltà. Penso ai malati, a chi sta ricercando una casa, un lavoro, una patria, una famiglia, una situazione di stabilità che ancoranon ha trovato. Mi auguro davvero che tutti possano sperimentare un’esperienza, un incontro, un’intuizione, che dia ragione della bellezza della nostra vita, permettendo di arrivare a Natale con lapossibilità di intuire che anche in mezzo alle fatiche è aperto per noi l’orizzonte della speranza. E soprattutto che c’è un valido motivo per cui io posso benedire e ringraziare il mio essere venuto almondo.E un messaggio specifico ai bambini?I bambini colgono immediatamente lo spirito del Natale. C’è un’affinità evidente tra loro e il figlio di Dio che nasce da Maria. Mi auguro che possano trovare intorno a loro una famiglia, presenze adultesignificative, capaci di farli crescere in un contatto vero con la realtà. I loro sogni non devono essere sfruttati dal mercato, ma coltivati in maniera da scoprire che quello che promettono non è illusione, ma possibilità reale di vivere in maniera diversa e più sensata.Roberto Quadri

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