
Un gruppo di militanti della Gioventù Socialista ha inscenato un mercato dei lavoratori, oggi a Bellinzona.
Un pittore, un muratore e uno schiavo, legati a delle catene tenute da un uomo ben vestito, venivano pubblicamente venduti.
Vendere una persona ricorda i tempi dello schiavismo, sottolinea la Gioventù Socialista. "Nonostante nei paesi occidentali la pratica di vendere un lavoratore è vietata dal 1822, ai giorni nostri, sotto altre forme, c'è ancora chi lo fa: sono le agenzie interinali."
Con lo slogan "il lavoro non è una merce", i giovani socialisti hanno così voluto condannare questa pratica e più generalmente il lavoro precario, di cui le agenzie interinali possono essere definite il simbolo.
"Chi guadagna da questa situazione?" si chiedono i giovani socialisti. "Le agenzie, tanto per cominciare. Non è un caso che negli ultimi decenni siano proliferate in tutto il mondo occidentale e che nel solo Ticino se ne contino più di un centinaio. Ed è un affare d'oro per l'economia."
"Ma c'è un ma" aggiungono i giovani socialisti. "E sono i lavoratori, costretti ad una vita in costante equilibrio precario."
"Fondamentalmente l'agenzia si inserisce tra il disperato bisogno del lavoratore, disposto a tutto pur di portare qualche franco a casa, e l'avidità dell'impresa, anch'essa bendisposta per risparmiare qualche franco sulle spalle e sul futuro delle persone."
Si tratta quindi di un marchingegno che vende i lavoratori senza scrupoli né coscienza, secondo la Gioventù Socialista, che ritiene sia ora di tutelare le lavoratrici e i lavoratori. "È ora di mettere un freno all'avidità: il lavoro non è merce!"
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

