
"Con la conclusione di un accordo istituzionale il Consiglio federale intende consolidare la via bilaterale e l'accesso al mercato interno dell'UE, preparare questa via per il futuro e permetterne lo sviluppo". Le conseguenze in caso di un mancato accordo con Bruxelles sarebbero quindi deleterie per l'economia svizzera. Lo ha ribadito il Consiglio federale nella risposta all'interrogazione del consigliere nazionale UDC Marco Chiesa, presentata dopo le dichiarazioni del consigliere federale Ignazio Cassis durante l'assemblea nazionale della Società svizzera degli impiegati di commercio.
Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), lo ricordiamo, aveva confermato che "l’accordo istituzionale non è vitale per la Svizzera" e che, non sarebbe stato così drammatico se venisse "fermato dal Parlamento o da una votazione popolare qualora non riuscisse a giungere al termine del suo percorso" (vedi articolo suggerito).
"Le conseguenze sarebbero negative"
Il Consiglio federale ha informato più volte sulle conseguenze negative di un mancato accordo istituzionale, che porterebbe a un'interruzione dei negoziati in corso su dossier come quelli in materia di elettricità, sanità pubblica e sicurezza alimentare. "Alla conferenza stampa del 17 dicembre 2018 il commissario UE Johannes Hahn ha annunciato che senza un accordo istituzionale l'UE non sarebbe più disposta a concludere nuovi accordi di accesso al mercato o ad adeguare quelli esistenti - si legge nella risposta del Consiglio federale - Se tali accordi (p. es. l'Accordo sull'abolizione degli ostacoli tecnici al commercio) non vengono aggiornati regolarmente sorgono incertezza del diritto e nuovi ostacoli all'accesso al mercato, in particolare per la nostra industria dell'export, con una conseguente erosione dell'esistente accesso al mercato".
Ma non solo. Il Consiglio federale ha ribadito che "vi sarebbe inoltre il rischio che non venga concluso nemmeno l'accordo sulla partecipazione della Svizzera al prossimo programma quadro dell'UE per la ricerca e l'innovazione a partire dal 2021". Pertanto "potrebbero essere messi in discussione i negoziati sulla partecipazione della Svizzera a diversi programmi e agenzie dell'UE". Del resto, già a fine giugno 2019 la Commissione europea ha deciso di non prorogare il riconoscimento dell'equivalenza della borsa svizzera.
La conseguenza più immediata di un mancato accordo istituzionale o di un'erosione dell'accesso al mercato interno sarebbe "l'incertezza sulle condizioni future di accesso al mercato per le imprese svizzere, il che frenerebbe gli investimenti in Svizzera e diminuirebbe l'attrattiva della piazza economica svizzera". Il Consiglio federale ha quindi ribadito che "la certezza del diritto e la sicurezza della pianificazione sono fattori decisivi per la scelta del luogo dove investire". Questi due motivi hanno spinto il Governo ad avviare negoziati sull'Accordo istituzionale. "Inoltre, se l'accesso al mercato interno non viene ulteriormente sviluppato, viene indebolita la competitività delle imprese svizzere rispetto ai concorrenti stranieri, poiché il mercato interno si evolve e l'UE conclude numerosi accordi di libero scambio moderni con altri partner commerciali".
Equivalenza borsistica, "No a un'escalation di misure di ritorsione"
In risposta alla decisione della Commissione europea di non prorogare l'equivalenza della borsa svizzera, il Consiglio federale ha attivato la misura di protezione dell'infrastruttura borsistica svizzera ma "non prende posizione su altre possibili misure di protezione". Un'escalation di misure di ritorsione tra la Svizzera e l'UE "non sarebbe tuttavia in linea con una politica degli interessi coerente e responsabile della Svizzera".
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