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Ticino
"Un galletto nel pollaio”
Redazione
16 anni fa
Gli amici lo definiscono così il 21enne da stamane di fronte alle Criminali di Locarno per i fatti del Vanilla di Riazzino dello scorso 24 gennaio.

È comparso oggi davanti alle Assise criminali di Locarno, in Lugano, presiedute dal giudice Marco Villa, il 21enne di origini dominicane Victor Orlando, chiamato "Jomo" dagli amici, che, almeno stando all'accusa, la notte del 24 gennaio scorso accoltellò due avventori  all'interno della  discoteca Vanilla di Riazzino. Per la  procuratrice pubblica Rosa Item, "Jomo" si é reso colpevole di tentato duplice omicidio intenzionale. L'imputato è pure accusato di aggressione, per una rissa avvenuta due giorni prima dei fatti del Vanilla, di fronte ad una discoteca di Muralto. Orlando, che risiede nel Bellinzonese, è difeso dall’avvocato Paolo Caroni. La sentenza è attesa per venerdì. Gli amici: "Un galletto nel pollaio" Il processo si è aperto con la descrizione di Victor Orlando da parte del giudice Villa. E ha cominciato dagli amici, che descrivono il 21enne come "Un galletto nel pollaio". Il giovane, ha poi sottolineato il giudice, al momento dell'arresto aveva cinque precedenti penali ed è conosciuto dalla giustizia sin da quando è minorenne. In seguito Villa si è chinato sulla situazione famigliare dell'imputato. La madre ha avuto problemi con la giustizia ed è stata beccata a portare 10 chili di coca dal Cile. Mentre il fratellastro è in carcere in Spagna per droga e la sorella ha problemi psichici. La lite del 22 gennaio a MuraltoLa mattina è proseguita con il racconto dei fatti avvenuti il 22 gennaio, 2 giorni prima dell’accoltellamento fuori dal Vanilla. La lite, quella notte, è scoppiata attorno alle 3 all’esterno del disco bar FM a Muralto. L’imputato nega tuttavia di aver avuto un ruolo determinante. Questa la ricostruzione: un giovane, che in quel periodo frequentava un’ex di Jomo, è stato dapprima aggredito da un amico dell’imputato, che l’ha afferrato per i capelli e poi colpito alla testa. In seguito Jomo si è avventato sulla vittima colpendola al viso. “La prossima volta t’accoltello!”, ha urlato l’imputato. La lite è infine stata sedata da un addetto della Securitas. “Lo ha fatto per gelosia”, hanno dichiarato gli amici dell’imputato presenti alla lite. Ma Yomo ribatte: “Sono tutte falsità, io non ho mai picchiato né tantomeno minacciato nessuno. A provocare la lite è stato l’altro che mi ha denunciato, mica io”.I fatti del Vanilla: la ricostruzione in aula La fine della mattinata si è conclusa con la ricostruzione dei fatti avvenuti al Vanilla, la notte del 24 gennaio. La colluttazione è avvenuta nella sala latinoamericana al primo piano della discoteca di Riazzino. Due securitas hanno visto due giovani rotolare dalle scale, sono immediatamente intervenuti e hanno disarmano uno dei due. È Jomo, che grazie a un suo amico, tenta la fuga verso la strada cantonale, dove viene fermato. Mentre lui scappa, all'interno della disco ci sono due persone ferite gravemente. Il primo con uno squarcio alla gola di 25 centimetri, metà orecchio mozzato e tre ferite all'addome. Il secondo con sei colpi inferti sempre all'addome. . “Quando mi hanno detto che avevo il coltello – ha dichiarato l’imputato – non ci credevo, perché quando sono arrivati i securitas il coltello non l’avevo in mano ma era per terra”. L’imputato ha tentato per tutta la mattina a relativizzare il suo ruolo, fornendo spiegazioni un po’ fumose. Un atteggiamento reticente fin dal momento del suo arresto, avvenuto il 25 gennaio. “Lei deve raccontare la verità”, ha detto il giudice, invitando più volte l’imputato a essere più trasparente. “Ho inferto io le coltellate, ma inconsciamente” Il giudice ha incalzato l’imputato, qualche minuto prima della pausa di mezzogiorno. “Dica la verità: quelle ferite le ha inferte o no?”, ha chiesto Villa. “Sì, le ho inferte, ma inconsciamente. Pensavo di dare dei pugni. Non mi sono accorto di avere un coltello in mano”, ha risposto l’imputato. Tra i p

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