
Con oltre 70 tonnellate di castagne raccolte il 2021 è stata un’annata eccezionale. Il futuro potrebbe però rivelarsi più complicato del previsto per le selve castanili a causa dell’aumento delle temperature. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista internazionale Forest and Ecology Management un team di ricercatori dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio ha confrontato la probabilità di sopravvivenza del castagno con altre specie presenti a sud delle Alpi.
Ben più che un semplice albero
Le radici del castagno si sono saldamente intrecciate con la storia del nostro Cantone. Ancora oggi si ricorda la sua importanza come fonte di legname e cibo attraverso degli appuntamenti tradizionali come il carico delle graa e qualche settimana dopo con la battitura delle castagne. La sua rilevanza nella vita dei nostri antenati è attestata dal fatto che il castagno risultata la specie arborea più importante a sud delle Alpi. La sua presenza non è tuttavia solo il risultato dell’adattamento all’ambiente, bensì di un’intensiva e pluriennale gestione. L’uomo ci ha messo lo zampino e questo potrebbe nascondere le difficoltà future dei castagni.

Siccità e cinipide, le principali minacce
Secondo la ricerca del WSL, già oggi il castagno è in grande difficoltà sul versante sudalpino: Gli esemplari più giovani soffrono la concorrenza di altre piante come il faggio. Le piante vanno inoltre in sofferenza in terreni particolarmente secchi, oppure se confrontati con malattie e con i danni di capre e selvaggina. Dallo studio emerge inoltre un’elevata mortalità del castagno negli ultimi 30 anni, con un’accelerazione negli ultimi anni imputabile all’avvento del cinipide.

Quale futuro?
C’è dunque speranza per il castagno? Secondo gli esperti dell’Istituto federale di ricerca WSL, ad alcune precise condizioni. L’aumento delle temperature rappresenterà sicuramente una sfida per questa pianta che tanto ci ha dato nel passato, perciò sarà importante che i silvicoltori insedino nuovi alberi in siti favorevoli con adeguate cure. In terreni secchi e con il rischio di periodi di siccità prolungata, invece, il castagno potrebbe non rivelarsi una scelta e una specie adatta.
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