
"Massimo 35mila frontalieri, confinati nei settori dove effettivamente la forza lavoro residente non basta a coprire la domanda."
È quanto sta scritto al punto 2 del Decalogo della Lega dei Ticinesi, pubblicato nel 2012, in piena campagna elettorale.
Al momento della stesura del decalogo, i frontalieri avevano appena superato quota 50'000.
Da allora ad oggi questa cifra è esplosa fino a raggiungere il record storico di 62'458.
La tendenza, evidentemente, non è quella auspicata dalla Lega. Che pure vanta la maggioranza relativa in Governo.
Cosa fare, allora, per raggiungere quell'obiettivo?
Il coordinatore della Lega Attilio Bignasca pare ormai rassegnato.
"Questi recenti dati sui frontalieri non costituiscono affatto una sorpresa" esordisce Bignasca. "Fin quando la situazione economica in Italia non cambia, il trend continuerà."
"Pensi che io ho una cugina che da 38 anni lavora nella stessa fiduciaria" racconta. "Gliene mancano due per andare in pensione, e le stanno facendo un pesante mobbing per mandarla via e sostituirla con un frontaliere da 1'500 franchi. È questo il mercato del lavoro in Ticino."
"Faccio un altro esempio di come sono gestite le cose nel nostro Cantone" prosegue Bignasca. "La società che era amministrata da Roberta Pantani (la CPA, n.d.r.) è stata sanzionata per le irregolarità commesse nel 2012. Ma come è possibile che da allora nessun'altra azienda sia stata sanzionata? A cosa servono i controlli?"
Tornando al tema frontalieri, chiediamo nuovamente al coordinatore della Lega quali misure urgenti potrebbe mettere in atto il Governo per frenare questo trend.
"Purtroppo il trend continuerà" risponde. "Fin quando le misure le facciamo studiare alla Commissione tripartita siamo a posto. Lì dentro su 20 persone non c'è un solo leghista, sono solo liberali, pipidini e socialisti, gente che se in tutta la vita ha pagato uno stipendio è solo quello della propria segretaria. Gente che si porta a casa dai 15'000 ai 20'000 franchi al mese, senza nemmeno sudare tanto. E sono questi che dovrebbero mettere a posto il mercato del lavoro?"
Tra coloro che in Ticino detengono un po' di potere, gli facciamo notare, vi sono anche i suoi ministri Norman Gobbi e Claudio Zali.
"La politica può aumentare le imposte ai frontalieri, per rendere il lavoro in Ticino meno attrattivo" risponde Bignasca. "Ma per invertire questa tendenza occorre, ripeto, che la situazione economica in Italia migliori, oppure che il Ticino sia investito da una crisi. Un'ipotesi, quest'ultima, che non escludo affatto. Il substrato economico non è così favorevole e da qui a Natale qualche ditta sparirà."
Come arma ci sarebbe anche l'iniziativa UDC "Prima i nostri". Sulla quale però Attilio Bignasca si mostra scettico. "Bisogna vedere come sarà interpretata" dichiara. "In ogni caso se non disdiciamo i bilaterali non la si può applicare."
L'UDC, invece, è convinto che la sua iniziativa sia la soluzione giusta per frenare questa esplosione del numero di frontalieri. "Così non si può andare avanti" scrivono i democentristi in un comunicato inviato pochi istanti dopo la pubblicazione dei dati sui frontalieri. "La clausola della preferenza indigena va ripristinata immediatamente:"
"“Prima i nostri” deve esser messa in votazione in tempi ultra rapidi. Fare il contrario significherebbe andare verso il baratro. Niente di più, niente di meno" aggiunge l'UDC, secondo cui "è evidente che la clausola della preferenza indigena prevista dall’iniziativa contro l’immigrazione di massa approvata da popolo e cantoni lo scorso 9 febbraio, va immediatamente ripristinata indipendentemente dalle lungaggini e dagli ostacoli opposti da Consiglio federale e Parlamento alla messa in vigore dell’articolo costituzionale nella sua interezza."
AS
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