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Un Festival un po' deprimente?
Un Festival un po' deprimente?
Un Festival un po' deprimente?
Redazione
10 anni fa
Mésoniat parla di una 69esima edizione "un po' fiacca", contraddistinta da "un forte pessimismo"

Archiviata la prima settimana della 69esima edizione del Festival del film di Locarno, è tempo di un primo parziale bilancio.

A stilarlo è l'ex direttore del Giornale del Popolo Claudio Mésoniat, che si chiede oggi se questa non sia "un'edizione un po' sotto tono".

"La voce circola, inutile sottacerlo: si tratta di un'edizione un po' fiacca" scrive Mésoniat. "Non solo perché - ma questo capita tutti gli anni - altri festival europei, Venezia in testa, hanno "rubato" film e personaggi a Locarno, ma anche per la banale ragione che i vertici della nostra rassegna avranno fatto un po' di conti della serva e deciso di puntare sull'edizione del 70esimo (l'anno prossimo) per investire, oltre ai soldi, tutte le chances di ottenere pezzi da novanta e film di grande valore e richiamo."

Mésoniat riconosce "l'impegno del direttore artistico Carlo Chatrian nel rimanere fedele all'originario statuto del piccolo festival locarnese, ovvero promuovere le opere di Paesi emergenti in ambito cinematografico". Ma evidenza che "per quanto visto finora c'è una nota che accomuna molti film in concorso (e non solo): un forte pessimismo, nelle prospettive esistenziali e sociali."

"Un tono cupo che, come ognuno intuisce, è quello oggi dominante nelle nostre società" scrive l'ex direttore del GdP. "E del quale il presidente Marco Solari si è fatto l'eco aprendo la rassegna nel ricordo degli attentati che seminano odio e morte in tutta Europa."

"Resta però da chiedersi se davvero tutto quanto si produce nelle più e meno giovani cinematografie europee sia contraddistinto dal denominatore comune di una sorta di generale depressione di ideali e prospettive di vita o se si tratti di scelte operate dai selezionatori del festival" conclude Mésoniat. "Lasciamo aperto l'interrogativo e continuiamo a seguire la rassegna."

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