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Ticino
“Un contratto collettivo per tutto il terziario impiegatizio”
Foto © CdT/Chiara Zocchetti
Foto © CdT/Chiara Zocchetti
Marco Jäggli
5 anni fa
Secondo l’Ocst questa è la soluzione al problema del dumping salariale, determinata dalla “discriminazione salariale subita dai frontalieri”. L’idea è di imporre salari minimi a tutto il settore

L’Ocst denuncia in un comunicato stampa come il terziario impiegatizio abbia subito un costante deterioramento dei salari e, parallelamente, “un aumento costante del numero di lavoratrici e lavoratori frontalieri che occupano posizioni in questo ambito”. Questa tendenza “non è certo arretrata nell’era Covid”, arriva dopo in passato il settore era stato “la professione di sbocco più frequente per le lavoratrici e i lavoratori residenti”, con condizioni di lavoro e salari “interessanti e adeguati” al costo della vita nel nostro Cantone,

“Ticinesi colpiti da discriminazione salariale dei frontalieri”
“L’Ocst”, si legge nella nota, “ha in numerose occasioni denunciato come la discriminazione salariale subita dalle lavoratrici e dai lavoratori frontalieri, un unicum ticinese, non faccia che trascinare verso il basso anche i salari dei residenti”. Queste denunce, scrive il sindacato, hanno portato in molti casi il Consiglio di Stato ad introdurre dei contratti normali di lavoro - che “in Ticino ad oggi sono 23, record assoluto in Svizzera” - con lo scopo di arginare il dumping salariale e “permettere ai partner sociali di sedersi ad un tavolo per trattare l’introduzione di Contratto collettivo di lavoro di categoria”. Secondo il sindacato questo ha portato un effetto concreto sul fronte dei salari minimi, senza però portare alle condizioni “per discutere dei CCL che potessero salvaguardare tutti i dipendenti di questi settori professionali”.

“La soluzione è un contratto collettivo di categoria”
Secondo l’Ocst la soluzione a questo problema “non può che essere l’istituzione di un contratto collettivo di categoria, decretato di obbligatorietà generale, che imponga dei salari minimi, e che, in questo modo, riporti su un terreno di equità le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche di concorrenza leale tra le imprese”. Si propongono dunque due soluzioni differenziate: “la prima, per coloro che operano in settori già provvisti di CCL, di completare il contratto collettivo includendo anche condizioni specifiche per le impiegate e gli impiegati”. La seconda invece, laddove non esista un CCL, “di sedersi ad un tavolo per discutere di come porre regole del gioco condivise che valorizzino una professione che rischia oggi di essere fra le più bistrattate del panorama del mercato del lavoro”. Per il sindacato infatti “le analisi condotte sul settore evidenziano infatti l’esistenza di dumping salariale che necessita un correttivo”.

“Apriamo discussione costruttiva”
L’OCST chiede dunque alle associazioni dei datori di lavoro “di accettare di partecipare ad una discussione costruttiva orientata a valorizzare il personale in termini di competenze e non solo come un costo e a coinvolgere il sindacato come rappresentante delle esigenze poste dal personale”. Quello che il sindacato desidera è “che le dichiarazioni di disponibilità al confronto sociale, all’apertura, alla contrattazione collettiva, smettessero di essere vuote dichiarazioni per riempirsi di contenuti concreti”.

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