
Un congedo parentale che abbia una durata complessiva di almeno 20 settimane, la cui la quota fissa della madre debba essere pari ad almeno 14 settimane e quella del padre rappresenti almeno il 20% del congedo parentale totale, con la possibilità per entrambi i genitori di poter usufruire della propria parte in modo flessibile. È la richiesta contenuta nell’iniziativa lanciata oggi dai Giovani del Centro, secondo cui un congedo parentale nazionale che permetta una distribuzione flessibile delle settimane “è una reale necessità per le famiglie: migliora la conciliazione tra vita familiare e lavorativa, ha un effetto positivo sullo sviluppo dei bambini ed è sensato in termini di politica economica”.
“Un sistema non più adatto ai nostri tempi”
In Svizzera, la crescente diversità dei modelli familiari, degli stili di vita e della concezione di lavoro retribuito e non retribuito “si scontrano con un sistema non più adatto ai nostri tempi e basato su condizioni quadro vetuste”, si legge in un comunicato. Quattordici settimane di congedo di maternità e due di paternità “non rispondono più alle esigenze di una società moderna. I genitori dovrebbero avere opzioni organizzative individuali quando si tratta di iniziare un nuovo capitolo della propria vita con un nuovo membro della famiglia”. Entrambi i genitori “dovrebbero poter partecipare all'educazione del figlio e riprendere l’attività professionale il più facilmente possibile dopo la nascita di un bambino”. La differenza nel rapporto tra congedo di maternità e di paternità “è attualmente enorme: l'87,5% è assegnato alla madre e il 12,5% al padre”.
Le motivazioni
Secondo gli iniziativisti, aumentare il numero minimo di settimane di congedo parentale permetterebbe ai neo papà e alle neo mamme di vivere più intensamente questa nuova fase della vita e di contribuire al benessere dell’intera famiglia. La flessibilità della ripartizione del congedo “permette infine di suddividere il tempo da dedicare alla famiglia in base alle singole situazioni lavorative e alle specifiche scelte in merito alla divisione dei compiti domestici”. L'introduzione di un congedo parentale adeguato, inoltre, “può aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e ridurre gli svantaggi che incontrano, in particolare nelle decisioni in merito ad assunzione e promozione”. E una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro “migliora la loro indipendenza finanziaria e le loro prestazioni pensionistiche, ed è anche una buona misura per combattere la crescente carenza di manodopera qualificata in Svizzera”.
La richiesta
La Svizzera “sfigura” nel confronto a livello internazionale per quanto concerne il congedo parentale. Nei Paesi vicini e in altri Stati europei, i genitori godono di un congedo più lungo dopo la nascita di un figlio. Se la Svizzera vuole rimanere competitiva a livello internazionale e combattere la carenza di manodopera qualificata, “deve investire in una politica familiare moderna”. Finora, tuttavia, il congedo parentale “ha faticato a farsi accettare. Numerose proposte sono fallite in Parlamento o a livello cantonale”. Ciò che accomuna le proposte avanzate finora “è la richiesta di obiettivi settimanali concreti, che in genere comportano un'estensione estrema del congedo parentale”. Ad esempio, la Commissione federale per gli affari familiari (COFF) ha recentemente chiesto un congedo parentale di 38 settimane. Ciò significherebbe più che raddoppiare le attuali 16 settimane di congedo di maternità e paternità. “Non sorprende che gli ambienti economici svizzeri abbiano criticato questa proposta: sarebbe gonfiata in modo sproporzionale nonché troppo costosa. È ora di trovare una soluzione nazionale che possa ottenere una maggioranza. Se vogliamo che il congedo parentale ottenga tale maggioranza, abbiamo bisogno di una soluzione nazionale che sia finanziabile, pragmatica e sostenuta dall'economia”. Lo scopo di questa iniziativa cantonale “è quello di invitare il Parlamento nazionale a prendere in considerazione questo importante tema".

