
L’UDC ha reagito alla costituzione del “Comitato unitario per una nuova politica migratoria svizzera” con una dura presa di posizione in risposta al "delirante comunicato diffuso dal sedicente Comitato che (la sinistra non ha d’altronde mai rifulso per la sua coerenza), nascondendo l’intento sotto un apparente obiettivo politico di livello federale, dichiara di voler dar vita a un fronte unitario di opposizione alle politiche del Dipartimento delle Istituzioni guidato da Norman Gobbi”.
"Ed è qui che si tradisce il vero scopo dell’operazione, ossia non tanto l’affermazione di princìpi tanto assurdi quanto irrealizzabili perché è la maggioranza della popolazione stessa a non volerli – specialmente in una situazione degradata del mercato del lavoro come quella attuale – quanto approfittare di una ghiotta occasione per tentare di indebolire con l’attacco personale la posizione di un consigliere di Stato che gode di eccessivo (ai loro occhi) consenso popolare", prosegue il comunicato. "Che i principi di cui sopra siano un’utopia irrealizzabile alle nostre latitudini, lo dimostra l’esito – particolarmente marcato in Ticino - della votazione sull’iniziativa federale contro l’immigrazione di massa e di quella cantonale Prima i nostri!".
"Il Dipartimento delle Istituzioni, con le misure fin qui adottate – poche secondo l’UDC ma, come detto, lo spazio di manovra è purtroppo limitato – non ha fatto che applicare la legge. Una legge che questo “comitato Brancaleone” – guarda caso composto solo da membri della sinistra più o meno estrema - pretende venga bellamente ignorata o infranta, come già non ha mancato di fare qualche “notabile” di quell’area politica".
"L’UDC Ticino si schiera in questo caso compatta in difesa della legge, sostenendo quindi l’operato di Norman Gobbi e invitandolo a continuare sulla linea adottata finora, possibilmente inasprendola ulteriormente nei limiti che la legge permette".
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