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Ticino
"Un chiaro segnale che non si vuole intervento dello Stato"
Redazione
12 anni fa
Così AITI commenta il NO al salario minimo. "Una sconfitta delle forze sindacali", dice l'Associazione

La chiarissima bocciatura del salario minimo unico da parte del popolo svizzero è il segnale evidente che le cittadine e i cittadini non gradiscono interventi dello Stato che concernono la determinazione dei salari e di altri indicatori del mercato del lavoro - si legge in una nota stampa inviata dall'Associazione industrie ticinesi AITI. Essi devono restare una prerogativa del dialogo fra le parti sociali.

Si tratta pure - citiamo - di una severa sconfitta delle forze sindacali e dei partiti della sinistra, che hanno tentato, invano, di trasformare il tema salariale in un soggetto esclusivamente politico. Il popolo svizzero ha ben compreso che trasformare la Svizzera nel paese con il salario minimo più elevato al mondo avrebbe penalizzato proprio le fasce più deboli della popolazione, le persone meno qualificate, i giovani e le donne desiderose di entrare nel mondo del lavoro. Importanti settori dell’economia già colpiti dalla forza del franco svizzero avrebbero subito ulteriori danni, mentre nelle regioni di frontiera il mercato del lavoro sarebbe stato messo ulteriormente sotto pressione.

Il risultato altrettanto chiaro del cantone Ticino, dove il 68 % della popolazione votante ha respinto nettamente l’introduzione del salario minimo unico suona ancor più pesante alle orecchie di quelle forze politiche e sindacali che negli ultimi anni non hanno fatto altro che criminalizzare gli imprenditori e le imprese, descrivendo il mercato del lavoro ticinese come completamente fuori controllo, il che non corrisponde certamente al vero.

Evidentemente le parti sociali devono continuare a collaborare senza indugi insieme allo Stato nella lotta agli abusi del mercato del lavoro, ma le cittadine e i cittadini hanno chiaramente detto che in materia salariale bisogna discutere sul terreno delle trattative sociali, in maniera concreta avendo bene in chiaro le sfide di competitività delle imprese e senza perdere di vista l’obiettivo essenziale, che è quello del mantenimento dei posti di lavoro. Il risultato nettamente contrario al salario minimo unico decretato dal popolo ticinese suona pure come una lapalissiana sconfessione di quelle forze politiche e di quei politici che negli ultimi mesi hanno ossessivamente ripetuto, a ogni occasione di votazione, che è necessario agire rispettando la volontà del popolo ticinese. Ora ci aspettiamo da queste persone e forze politiche che agiscano di conseguenza.

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