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Bellinzona
Un centinaio di giovani ancora in piazza per il clima
Redazione
11 ore fa
Sciopero per il clima con poche decine di partecipanti a Bellinzona: gli attivisti puntano sui social e chiedono il riconoscimento dei migranti climatici

Erano poche decine i giovani e gli attivisti che oggi alle 16 si sono ritrovati in Largo Helvetia a Bellinzona per lo sciopero per il clima. Il corteo ha poi raggiunto Piazza Collegiata e proseguirà fino a Piazza Governo. Numeri ben lontani dalle migliaia di persone che nel 2019 avevano animato le piazze ticinesi, riaprendo così la domanda: l’onda verde è ormai finita? «Speriamo che non sia finita, ma solo un po’ scemata», spiega a Ticinonews Milo Baranzini dello Sciopero per il clima. «Magari non torneremo alle 2.000 persone in piazza, ma puntiamo almeno a coinvolgerne 300 o 500 per avere un impatto reale». Secondo gli attivisti, il calo della mobilitazione non è un fenomeno recente ma si trascina da due o tre anni. «È una domanda che ci poniamo anche noi. Non siamo ancora arrivati a una soluzione definitiva. Stiamo cercando di puntare un po’ meno sulla piazza e più sulla sensibilizzazione attraverso i social. Ci stiamo provando, ma è difficile e richiede tempo», aggiunge. Al centro della mobilitazione odierna c’è in particolare la richiesta di riconoscere lo statuto di migrante climatico. «Troviamo inammissibile che non sia ancora riconosciuto, quindi siamo qui anche per far sentire la nostra voce su questo problema», sottolinea Baranzini.

Politica poco favorevole alle rivendicazioni ecologiste

Il contesto politico, intanto, appare poco favorevole alle rivendicazioni ecologiste. Le ultime tre iniziative a tema ambientale sono state bocciate alle urne, l’ultima lo scorso 8 marzo, quando la popolazione ha respinto chiaramente la proposta di creare un fondo per il clima. Una difficoltà riconosciuta anche da Samantha Bourgoin, vicepresidente dei Verdi: «Da quando ci sono le guerre parlare di ecologia e ambiente è più difficile, perché la gente è più attenta al borsellino. Ma è proprio la dipendenza energetica legata a queste guerre. Dobbiamo renderci conto che molti conflitti nascono per garantirsi vantaggi economici e rendite di posizione legate ai vettori energetici». Parallelamente, alle Camere federali prosegue il dibattito sul nucleare. Il Consiglio degli Stati ha approvato il controprogetto indiretto del governo all’iniziativa «Stop Blackout», che mira ad autorizzare la costruzione di nuove centrali in Svizzera. Una direzione che i Verdi criticano apertamente. «Si raccontano bugie. Oggi l’energia nucleare è otto volte più cara del solare. Perché dovremmo investire miliardi in un’energia pericolosa che non ci rende autonomi?», conclude Bourgoin.