
In Ticino è stata registrata una segnalazione all'istanza giudiziaria di un caso relativo al fenomeno "Blue Whale", ma la persona in questione non è un minorenne bensì un adulto.
A comunicarlo è il Consiglio di Stato nella sua risposta all'interrogazione presentata nel maggio scorso da Giorgio Fonio e Claudio Franscella (entrambi PPD), dopo che la trasmissione di Italia 1 "Le Iene" aveva portato alla luce l'inquietante gioco (vedi articoli suggeriti).
"Il tema è noto ed è stato oggetto d’approfondimento e di monitoraggio dal profilo investigativo presso la Polizia cantonale e dal profilo della prevenzione presso il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD), nonché dall’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (UFaG)" scrive il Consiglio di Stato nella risposta all'interrogazione di Fonio e Franscella. Altri servizi specialistici sono stati informati (p.es. l’Organizzazione socio-psichiatrica cantonale, il Delegato per l’aiuto alle vittime di reati) al fine di disporre delle necessarie competenze di sostegno."
"In sostanza si tratta di una pratica di manipolazione di persone vulnerabili, in particolare giovani, perpetrata in modo anonimo da una o più persone squilibrate, tramite determinate piattaforme elettroniche, incentrata su un elenco rituale di prove da riempire e su messaggi ingiuntivi e minacce di ripercussioni e volta a spingere le potenziali vittime a compiere atti auto-lesionistici e da ultimo, quale compimento del percorso, il suicidio" spiega il Consiglio di Stato. "Il fenomeno sembra aver preso avvio in Russia nel maggio 2016. I media russi hanno ipotizzato delle vittime, il cui collegamento con “Blue Whale” non è assolutamente comprovato. In pochi mesi, il tema è stato riportato da diversi media internazionali, non di rado con toni sensazionalistici e con immagini non connesse al fenomeno (come nel caso del servizio dell’emittente televisiva privata italiana)."
"In ogni caso, l’attenzione per “Blue Whale” non deve distogliere dal problema più esteso e grave del suicidio giovanile e dell’importanza della sua prevenzione e cura" sottolinea il Consiglio di Stato.
Nella risposta si legge quindi che in Ticino è stata riscontrata una segnalazione relativa al fenomeno, quella citata in apertura di articolo, e che questa segnalazione "è in corso di accertamento".
"La persona coinvolta (di fatto, adulta) è stata prontamente segnalata ai servizi medici competenti da cui è in cura" spiega il Consiglio di Stato. "Per ragioni d’indagine e di protezione della sfera privata personale non è opportuno fornire dettagli. Non sono stati registrati altri casi di persone, minorenni o giovani che siano stati coinvolti, né come vittima (potenziale o reale), né come istigatore (presunto o reale)."
"La prevenzione di questo “fenomeno” si iscrive nella più ampia prevenzione fondata sull’educazione all’uso consapevole delle nuove tecnologie; priorità attribuita dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport al Centro delle risorse didattiche e digitali" scrive quindi il Consiglio di Stato. "Il CERDD sta infatti sviluppando un progetto basato su questo concetto di promozione, in particolare attaverso una formazione specifica ai docenti della scuola obbligatoria. Tale formazione è appena stata avviata e questo genere di temi vi viene trattato con l’intento di rafforzare le competenze dei docenti, dei docenti di sostegno e della sede scolastica in generale. A ciò si affiancano diversi progetti di prevenzione nell’ambito delle nuove tecnologie offerti nelle scuole come il progetto e-www@i! della Fondazione ASPI o i progetti “Sai del bullismo” e “Chili” della Croce Rossa Svizzera, che contribuiscono a rafforzare le competenze socio-emotive di bambini e ragazzi (come l’autostima, il rispetto di sé e degli altri, la gestione del conflitto, l’empatia, ecc.). Vanno citati inoltre la campagna “Sbullo” rivolta alle 5e elementari di Lugano svoltasi nella primavera 2017, l’opera di sensibilizzazione di esperti come Paolo Attivissimo, l’intervento di Visione Giovani della Polizia cantonale, nonché di ulteriori progetti specifici. Da ultimo, diversi gruppi genitori, enti o comuni si sono attivati per organizzare delle serate sul tema (come recentemente a Castel S. Pietro, Monte Carasso e Lugano)."
"Nell’ambito della “Strategia di prevenzione della violenza che coinvolge i giovani (0-25 anni) 2017-2020” il tema dell’educazione all’uso consapevole delle nuove tecnologie e della prevenzione del (cyber)bullismo è oggetto di una scheda apposita (la no. 9), in parte già in corso, come citato sopra, e in parte di prossima attivazione" prosegue il Consiglio di Stato. "A tal fine, verrà organizzato durante l’estate un apposito tavolo di lavoro per il monitoraggio del “fenomeno” (cyberbullismo, sexting, induzione al suicidio, ecc.) e della sua prevenzione, in particolare in ambito giovanile. In caso di minorenni, giovani o adulti coinvolti da modalità di cyber-manipolazione o cyber-bullismo si raccomanda il ricorso a una persona di fiducia (nella scuola, nella famiglia, nella cerchia di amicizie e di conoscenze), a servizi più specialistici in caso di minorenni particolarmente esposti (p.es. il Servizio medico-psicologico cantonale), al 147 (per un aiuto 24h/ anonimo), alla Polizia cantonale per una segnalazione."
"In ogni caso" conclude il Consiglio di Stato. "la prima prevenzione è la quotidiana attenzione educativa in famiglia, a scuola, tra amici e al lavoro, al fine di cogliere eventuali segnali precoci di malessere e di poter sostenere la persona esposta a superare momenti di vulnerabilità."
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