Cerca e trova immobili
Ticino
"Un cantiere nato storto, che finirà storto"
Redazione
12 anni fa
Le reazioni al fermo di quattro operai del LAC senza permessi. Locatelli: "È una guerra persa in partenza"

C'è quasi rassegnazione, dietro alle parole con cui il sindacalista OCST Paolo Locatelli commenta l'ennesimo caso di operai in nero sul cantiere del LAC di Lugano. "È una guerra persa in partenza" afferma oggi sul Corriere del Ticino.

Come riferito ieri da La Regione, quattro operai di nazionalità spagnola sono stati fermati lunedì dalle Guardie di confine al valico di San Pietro di Stabio, mentre rincasavano in Italia dopo una giornata di lavoro sul cantiere luganese. Nessuno di loro era provvisto dei necessari permessi di lavoro.

"Il consorzio COMSA, con il sistema dell'appalto generale, subappalta a terzi determinate opere e continua a non avere un controllo sugli uomini che circolano sul proprio cantiere" dichiara Locatelli. "D'altra parte anche le rassicurazioni espresse a suo tempo dal Municipio di Lugano, volte a una maggiore attenzione, continuano a cadere nel nulla."

L'OCST, spiega Locatelli, non esclude interventi sul cantiere. Anche se la situazione è difficile, dato che il cantiere è grande ed il personale continua a cambiare. "È una guerra persa in partenza" afferma Locatelli. "La COMSA dovrebbe avere un approccio più serio e il Municipio dovrebbe pretendere più serietà. È un cantiere nato storto che finirà storto."

Il portavoce delle Guardie di confine, Davide Bassi, spiega che per i quattro operai spagnoli è stato stilato un rapporto ed i loro casi sono stati segnalati all'Ufficio di sorveglianza del mercato del lavoro, cui spetta il compito di prendere provvedimenti. Bassi aggiunge che non si tratta affatto di un caso isolato: ogni settimana tra 20 e 25 persone sprovviste di permesso vengono fermate al confine.

In merito al fenomeno, il direttore della Divisione economia del DFE, Stefano Rizzi, afferma dal canto suo che "al momento in cui disporremmo delle relative segnalazioni interverremmo mettendo in moto le usuali procedure che prevedono anche possibili sanzioni."

La COMSA, infine, per voce del suo direttore generale Francesco Ricci, continua a dirsi all'oscuro di tutto.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata