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Ticino
Un anno di matrimonio per tutti, “la fine di una discriminazione”
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Redazione
3 anni fa
Nonostante i traguardi raggiunti, c’è però ancora da vigilare, soprattutto a livello di burocrazia. De Angelis (Imbarco Immediato): “Il nostro lavoro è anche quello di sensibilizzazione all’interno delle scuole”.

Un anno è passato da quando l’iniziativa “Matrimonio per tutti”, approvata a larga maggioranza dal popolo, è ufficialmente entrata in vigore. Da allora a pronunciare il fatidico "sì" sono state un migliaio di coppie omosessuali in tutta la Svizzera. Quasi 750 lo hanno fatto solo nei primi 6 mesi. 27 tra queste hanno coronato le loro nozze in Ticino e a loro si sommano 66 conversioni di unioni registrate in matrimonio. Numeri che per Federico De Angelis di Imbarco Immediato segnano la fine di una discriminazione. “Sono numerose le coppie che hanno potuto festeggiare, finalmente, il loro amore”, afferma De Angelis ai microfoni di Ticinonews. “Sono circa un migliaio le coppie in Svizzera e anche noi di Imbarco Immediato abbiamo avuto settimana scorsa il primo matrimonio all’interno del coordinamento e di questo siamo contenti. Non ci sono più unioni in qualche modo di serie a o di serie b”.

Qualcosa è cambiato

A sostenere nel 2021 l’iniziativa, che permette anche alle donne sposate di avere accesso alla donazione di sperma, erano stati tutti i Cantoni. Un cambio di passo rispetto a quando negli anni 2000 si votò l’unione registrata. Insomma, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato. “Sicuramente la società è spesso più avanti della politica e questo è un fattore importante”, rimarca De Angelis. “La politica ha i suoi tempi e noi siamo lì per vigilare che questi cambiamenti vengano poi messi in pratica”.

I punti su cui occorre ancora “vigilare”

Nonostante la gioia per questo traguardo definito storico, c’è ancora da vigilare. Soprattutto a livello di burocrazia. Diversi formulari ancora non sono linguisticamente aggiornati. La vedovanza, inoltre, non è riconosciuta alle coppie di uomini. E ci sono anche le questioni legate ai figli. Persistono ancora differenze tra i bambini che nelle coppie di donne vengono concepiti attraverso la procreazione assistita in Svizzera, e quindi le due donne sono riconosciute entrambe come mamme al momento della nascita, “e le coppie che hanno eseguito questi trattamenti all’estero, le quali devono ancora ricorrere all’adozione del figlio del partner”. Ciò implica “processi lunghi e differenze di trattamento tra bambini”.

Un impegno costante

Il lavoro di chi difende i diritti della comunità LGBT, insomma, non si ferma. “Il nostro lavoro è anche quello di sensibilizzazione all’interno delle scuole, anche e soprattutto per i docenti, poiché sono loro che si rapportano con i giovani, i quali sono la società dell’oggi e del domani". Infine “ci sarà da vedere anche quale sarà il lavoro del nuovo Parlamento. Ovviamente spero che gli aspetti indicati in precedenza vengano presi davvero in considerazione con la nuova legislatura”, conclude De Angelis.

 

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