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Ticino
Un anno di lotta contro la prostituzione illegale
Redazione
14 anni fa
Il procuratore generale John Noseda stila un bilancio sull'Operazione Domino, lanciata dieci mesi fa

LUGANO - È il 30 aprile quando per la prima volta la cronaca registra quelle parole: Operazione domino. Da subito ci si rende conto che non è la solita retata. Il cambio di marcia è evidente. Per la prima volta un bordello viene sequestrato, il gerente e l’amministratore fermati e interrogati. Ci vogliono però alcuni mesi prima di capire l’ampiezza del fenomeno. Retata dopo retata, sigilli dopo sigilli, il disegno della magistratura prende forma. La guerra contro la prostituzione illegale è cominciata. Come le tessere di un domino cadono uno dopo l’altro una trentina di bordelli. Il mondo della prostituzione è in subbuglio. Chi capisce l’antifona chiude spontaneamente. Chi non lo fa è sulla lista nera. Il vaso di pandora è stato scoperchiato e dentro c’è un mondo che fa rima con sfruttamento. Di qui la nuova strategia messa in campo dal procuratore generale che contro la prostituzione illegale si avvale dei medesimi strumenti utilizzati contro la criminalità finanziaria. Non mancano tuttavia le critiche e le bordate contro la Magistratura. Per alcuni l’Operazione domino è soltanto un bluff, responsabile di aver spostato la prostituzione negli appartamenti privati, dando vita ad una zona grigia ancora più difficile da monitorare. A dieci mesi dalla prima Operazione domino abbiamo incontrato il procuratore generale per un primo bilancio di fine anno. Procuratore generale, quale bilancio fa la Magistratura a dieci mesi dalla prima Operazione domino? “La situazione oggi è decisamente migliorata. Un esempio? Il numero delle prostitute iscritte regolarmente è raddoppiato. Questo, certo, non le mette al riparo dal fenomeno dello sfruttamento, ma si tratta comunque di un passo importante. Comunque, continua Noseda, l’attività di monitoraggio e di controllo da parte della polizia dovrà continuare anche nei prossimi mesi e anni”. Che tipo di criminalità si cela dietro alla prostituzione illegale? “Prima di tutto abbiamo constatato” spiega Noseda “che le prostitute spesso erano tenute al pagamento di pigioni spropositate tali da configurare il reato di usura. Inoltre abbiamo constatato che alcune di queste erano controllate da sfruttatori veri e propri. Gente senza scrupoli che non esita a usare violenza. Questa situazione era davvero intollerabile. Quindi abbiamo deciso di intervenire" Lei ha dato una nuova impronta alla lotta contro la prostituzione illegale … “Siamo andati a cercare i soldi, che sono il movente di queste attività criminali. Abbiamo così potuto procedere a sequestri per diversi milioni di franchi, sia in contanti ma soprattutto in immobili. Inoltre siamo riusciti ad avviare una trentina di procedimenti penali che hanno portato all’arresto di diverse decine di persone. Presto cominceranno i primi processi”. Non sono mancate le critiche, però. Secondo alcuni, l’Operazione domino avrebbe semplicemente spostato l’attività dai bordelli agli appartamenti privati. “I dati che mi vengono forniti dalla polizia cantonale dicono il contrario. Lo prova il fatto che da inizio anno il numero delle prostitute che hanno regolarizzato la loro posizione è raddoppiato. Il bilancio dunque è positivo anche se estirpare il fenomeno della prostituzione illegale alla radice rimane impossibile. Molto spesso queste ragazze vengono da paesi dell’Est e da paesi sudamericani. Di conseguenza abbiamo gravi difficoltà di indagine. Nonostante questo, siamo riusciti a identificare chi in Ticino forniva l’appoggio logistico per queste attività”. fp

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