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Ticino
Un anno dalla vicenda dell'infermiere sospettato della morte di 17 persone
Un anno dalla vicenda dell'infermiere sospettato della morte di 17 persone
Un anno dalla vicenda dell'infermiere sospettato della morte di 17 persone
Redazione
7 anni fa
L'inquietante storia non ha ancora una fine, si aspettano i risultati della perizia medico-scientifica

È trascorso un anno dalla vicenda dell’infermiere 45enne, sospettato della morte di 17 pazienti. Lo ricorda IlCaffé ripercorrendo i fatti della vicenda, nonché caso di cronaca più eclatante della storia recente di questo cantone. Si tratta dell'infermiere che per 22 anni ha lavorato all’ospedale Beata Vergine di Mendrisio, e, il quale, fu segnalato alla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc), da uno stagiaire. 

Proprio lo stagiaire, infatti, era rimasto colpito dai suoi comportamenti nei confronti di almeno tre anziani pazienti ricoverati. Stando alle dichiarazioni dello stagiaire però, non si trattava solo di maltrattamenti, erano emersi sospetti più che inquietanti. L’infermiere, alterando le indicazioni farmacologiche dei medici, avrebbe accelerato la morte di alcuni pazienti oncologici in stadio terminale. Per lo più anziani. 

Nell'anno in cui è trascorso, ci sono stati decine e decine di interrogatori di colleghi ed ex colleghi, ad amici e conoscenti e ai familiari di numerosi pazienti. Poi, lo scorso fine giugno – vale a dire due mesi prima della sua scarcerazione – la richiesta di una perizia al Centro universitario romando di Medicina legale di Losanna. La somministrazione di quei farmaci, così come risulta dalle indagini, ha determinato casualmente o concasualmente il decesso di quelle 17 persone? Ancora non c’è risposta e accertare questi fatti non sarà facile. 

Dalla procura sono state spedite a Losanna le 17 cartelle mediche. Si tratta di casi che risalgono anche a qualche anno fa. Nel corso delle indagini si sono verificate le cartelle di pazienti ricoverati già nel 2014. Ma l’ultimo caso ha riguardato, appunto, una paziente morta a Mendrisio esattamente un anno fa, un mese prima che su segnalazione dell’Ente ospedaliero fosse ufficialmente aperto il procedimento penale contro l’infermiere.Le accuse nei confronti del 45enne oggi sono quelle di omicidio intenzionale ripetuto, tentate lesioni gravi, vie di fatto reiterate, violazione della sfera privata mediante fotografie, rappresentazione di atti di cruda violenza, pornografia e turbamento ripetuto della pace dei defunti. La situazione processuale dell’infermiere, la cui personalità è parsa da subito fortemente deviata, si è attorcigliata, ingarbugliata. Nel suo cellulare e nel suo computer sono state ritrovate immagini di pazienti fotografati in camera in situazioni imbarazzanti. Sono stati ritrovati anche alcuni video. E in due filmati, girati con un cellulare, compaiono almeno due colleghi. Consapevoli di quanto quei filmati dell’infermiere fossero inopportuni.

All’inizio dell’anno, tra gennaio e febbraio, l’imputato ha fatto alcune ammissioni, in relazione all’accusa principale, quella di omicidio intenzionale. Poi ha ritrattato, ma in modo non convincente. Ha giustificato alcune affermazioni con il suo stato confusionale dato da un’infinità di farmaci assunti in carcere. Ma gli indizi di colpevolezza per la magistratura erano e restano pesanti. Essersi definito, in alcune discussioni, "angelo della morte" non gli è certo stato di aiuto.

Determinante, a un anno dall’inizio di questa inquietante storia, saranno i risultati della perizia medico-scientifica. Ma quelle cartelle cliniche, l’analisi della somministrazione soprattutto di morfina e dormicum, non si sa ancora quanto potranno rispondere agli interrogativi.

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