
Una lettera aperta al Municipio di Lugano è stata inviata quest'oggi dagli inquilini degli stabili del Rione Madonnetta, in via Marco da Carona.
Gli inquilini scrivono che da diversi mesi "circola l'inquietante notizia che le case in cui abitiamo potrebbero venir abbattute, nonostante la decisione del Consiglio comunale di Lugano che nel settembre 2011 auspicava l'iscrizione degli stabili quali beni di interesse locali."
Questo poiché, secondo gli inquilini, il proprietario degli stabili (la Cassa pensioni di Lugano) avrebbe inoltrato ricorso al Consiglio di Stato, con il sostengo del Municipio, affinché le case vengano liberate dal vincolo di tutela deciso dal Consiglio comunale.
Gli inquilini ricordano che le case in questione, costruite alla fine degli anni '40 su progetto dei noti architetti Cavadini e Beeler di Locarno, rappresentano un esempio di architettura popolare tipica di questo quartiere. Vi hanno soggiornato parecchie generazioni e vi hanno abitato, tra gli altri, l'ex vicecancelliere della Confederazione Achille Casanova, il direttore della RSI Maurizio Canetta, suo padre Alberto Canetta, come pure l'ex consigliera nazionale Chiara Simoneschi-Cortesi, i fratelli Giuliano e Attilio Bignasca ed il mitico portiere dell'HCL Alfio Molina.
"Risulta quindi inspiegabile il voltafaccia del Municipio cittadino che, a sorpresa, decide di sostenere il ricorso contro la tutela degli edifici" scrivono gli inquilini.
Gli inquilini dicono di "sentirsi abbandonati dal Municipio, che ha ignorato la decisione del Consiglio comunale e non si è neppure sentito in obbligo di informare la cittadinanza."
Con la loro lettera aperta, gli inquilini chiedono quindi al Municipio di lasciare gli stabili del Rione Madonnetta nel catalogo dei beni culturali locali e "una riqualifica rispettosa delle preesistenze", che si allinei con la recente iniziativa popolare "Un futuro per il nostro passato", alla quale hanno aderito quasi 15'000 cittadini.
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