
Da lunedì per accedere alle case anziani servirà il 2G+ (vaccinati, guariti, testati) oppure presentare certificato di vaccinaizione o guarigione avvenuta negli ultimi 4 mesi. Una notizia accolta con un mix di sentimenti contrastanti da William Pertoldi, direttore sanitario Istituti sociali del comune di Chiasso.
«Le cose sono cambiate repentinamente con la nuova variante Omicron e con l’impennata dei contagi, io posso capire che l’ufficio del medico cantonale e chi lavora con le cassi malati, siano oberati di lavoro, ormai siamo abituati che i tempi sono questi. L’anno scorso siamo arrivati all’antivigilia di Natale per poter preparare le casi anziani alla vaccinazione di inizio gennaio e adesso, proprio prima delle festività, abbiamo questi nuovi cambiamenti che ovviamente possono sconcertare un po’ sia i residenti che i parenti e i visitatori tutti».
Una situazione, quella nelle case anziani in particolare, che mette tutti quanti sotto pressione: «Ogni volta ci troviamo davanti a difficoltà che pensavamo di aver superato, la stanchezza c’è perché siamo sotto pressione sotto tutti gli ambiti, e poi c’è anche delusione perché ovviamente facciamo fatica a vedere la luce in fondo al tunnel e soprattutto a immaginarci quello che dovremo affrontare per spiegare, per motivare e per portare avanti queste disposizioni a tutti: personale, residenti e parenti».
Il direttore sanitario Istituti sociali del comune di Chiasso non nasconde la sua preoccupazione: «Sono preoccupato soprattutto per noi in Svizzera, dove abbiamo comunque un ritardo rispetto ad altri paesi in quello che è il programma vaccinale, preoccupato perchè rimane sempre una grossa fetta di popolazione che non è convinta di quello che in realtà la vaccinazione ha permesso. La vaccinazione non serve a non contagiarsi ma a evitare di andare in ospedale e in cure intense. Poi sono preoccupato perchè se le cifre sono tali da portare a queste decisioni, mi chiedo quale sia il senso epidemiologico di una vigilia di Natale e un Santo Stefano dove quasi tutto è permesso, poi dopo di colpo il 27 arriviamo a queste restrizioni. È un po’ come chiudere il pollaio quando la volpe è già dentro».
Tutti i dettagli nel servizio del TG
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

