
L’iniziativa federale per ridurre il canone SSR a 200 franchi è stata respinta dal popolo svizzero, che ha quindi confermato il sostegno al servizio pubblico radiotelevisivo. Secondo l’UDC Ticino, «resta però un fatto importante: grazie all’iniziativa, nel 2029 il canone verrà comunque ridotto da 335 a 300 franchi, con un alleggerimento concreto per le famiglie svizzere». Particolarmente significativo, secondo il partito, è il risultato ticinese. «Nonostante una campagna allarmistica del fronte contrario – che evocava scenari catastrofici su posti di lavoro e coesione nazionale – quasi un ticinese su due ha sostenuto l’iniziativa». Per i democentristi «si tratta di un segnale politico che la SSR e in particolare la RSI dovrebbero prendere sul serio: in Ticino cresce l’insofferenza verso un’informazione spesso percepita come parziale e troppo orientata a sinistra».
«Bocciate le ricette estreme della sinistra»
L’UDC Ticino rileva invece con soddisfazione «che ancora una volta le soluzioni estreme della sinistra nel mondo del lavoro sono state respinte dal popolo». L’iniziativa antidumping «ha comunque avuto il merito di riportare al centro del dibattito il problema del dumping salariale in Ticino». Tuttavia «bisogna avere il coraggio di indicarne la causa principale: la libera circolazione delle persone con l’Unione europea, troppo spesso difesa dalla sinistra». Il popolo ticinese avrà presto l’occasione di affrontare il problema alla radice, viene ricordato. Il prossimo giugno «sarà infatti chiamato a votare sull’iniziativa popolare a livello federale ‘No a una Svizzera da 10 milioni!’, che permetterebbe al nostro Paese di tornare a gestire autonomamente la migrazione e di disdire l’accordo sulla libera circolazione delle persone». Accordo «che ha peggiorato il mercato del lavoro ticinese, mettendo i residenti sotto pressione a causa del massiccio afflusso di manodopera frontaliera e costringendo ogni anno circa 800 giovani ticinesi a emigrare oltre San Gottardo per trovare opportunità professionali».

