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Ticino
UDC: lettera a Berna, 'più attenzioni al Ticino'
Redazione
17 anni fa
I democentristi scrivono a Berna dopo il no ticinese nella votazione dell'8 febbraio. Anche il Gruppo PPD si mobilita

L'UDC ticinese scrive a Berna: ai Consiglieri federali, Consiglieri nazionali, Consiglieri agli Stati il partito chiede maggiori attenzioni per il Ticino, dopo il no a sud delle Alpi uscito dalle urne domenica scorsa. Ecco il testo della lettera aperta. "La votazione dell' 8 febbraio 2009 concernente il rinnovo e l'estensione degli accordi bilaterali con l'UE ha registrato l'opposizione dei 2/3 dei ticinesi. Tale risultato non è frutto di una casualità ma di un profondo disagio che il nostro Cantone vive quotidianamente. L'insicurezza ai nostri confini, la mancata reciprocità con l'Italia, l'invasione di lavoratori distaccati, i cosiddetti padroncini, e il dumping salariale che questi fenomeni producono sono alcune delle tematiche che stanno alla base di questo NO chiaro del popolo Ticinese. L'evidente insensibilità delle Autorità federali e il debole sostegno della deputazione ticinese alle Camere federali sono fonte di grande frustrazione per il nostro Cantone. Con la presente, ci permettiamo di rivolgere direttamente a tutti i parlamentari e ai consiglieri federali, un accorato appello affinché le problematiche ticinesi in materia di bilaterali, in particolare per ciò che concerne l'unilateralità dei rapporti con la vicina Italia - siano oggetto di tutta l'attenzione e della comprensione necessarie. Il nostro Cantone necessita, infatti, di misure puntuali volte ad alleggerire le conseguenze degli accordi bilaterali, che sul nostro territorio sono molto più nefaste che nel resto del nostro Paese. Il Ticino tutto attende un segnale dalla Svizzera Federale". Il Gruppo PPD chiede che l'ufficio presidenziale del Gran Consiglio elabori una risoluzione all'attenzione del Consiglio federale per sollecitare una serie di interventi e misure a seguito del perentorio NO dello scorso 8 febbraio"L'elettorato ticinese ha detto perentoriamente NO, l'8 febbraio 2009, al rinnovo degli accordi di libera circolazione e alla loro estensione ai nuovi Paesi dell'UE (Romania e Bulgaria). Con questo voto il popolo ha certamente voluto anche esprimere un forte disagio nei confronti delle conseguenze degli accordi bilaterali per la società e l'economia cantonale. A differenza di altre regioni svizzere di frontiera, il Ticino è confrontato con un'applicazione oggettivamente penalizzante degli accordi. L'autorità federale non sembra finora aver compreso questa situazione e si è limitata all'applicazione di misure fiancheggiatrici decisamente insufficienti per modificare la situazione. Per questi motivi, chiediamo all'Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio di elaborare - entro il termine della seduta parlamentare del 16 febbraio 2009 - un testo di risoluzione all'attenzione del Consiglio Federale per chiedere: di finalmente prendere atto di questo forte disagio del Ticino nei confronti delle conseguenze degli accordi bilaterali; di esaminare seriamente, con l'Autorità cantonale, passi concreti nei confronti delle Autorità della vicina Italia, affinché la reciprocità non sia un concetto applicato a senso unico e a svantaggio del Ticino; di avviare successivamente, attraverso gli opportuni canali, iniziative nei confronti dello Stato italiano, delle regioni e delle province di frontiera affinché l'economia ticinese possa effettivamente competere sul mercato italiano; di valutare seriamente quali spazi sono dati - nel rispetto delle norme vigenti - per favorire le imprese indigene e il personale residente nel Cantone; di potenziare gli strumenti e i mezzi a disposizione per il controllo del mercato del lavoro ticinese, segnatamente il numero di ispettori; di approfondire la possibilità di rinegoziare l'accordo di tassazione dei frontalieri; di impiegare maggiori risorse e mezzi per garantire la sicurezza alla frontiera ticinese".

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