
La campagna elettorale dell’UDC Ticino “Siamo in mutande” ha suscitato le reazioni che era lecito attendersi. Lodi e congratulazioni sono giunte da quella parte di popolazione ticinese sempre più insofferente all'enorme quantità di frontalieri che quotidianamente si riversa nel nostro Cantone, mentre le immancabili critiche e indignazioni sono state espresse dai media italiani, ma anche da quella parte di Ticino contraria a buttare benzina su un fuoco già molto vivo.L'UDC, in una sorta di tentativo di rimettere il campanile al centro del villaggio, ossia evitare che la campagna sia mal interpretata o strumentalizzata, ha diffuso oggi un comunicato stampa, pensato soprattutto per chiarire definitivamente la propria posizione ai media di oltreconfine. "Non ci scusiamo, la campagna è azzeccata""La nostra campagna si sta rivelando azzeccata per quanto concerne lo scalpore suscitato attorno ai temi più sentiti dalla popolazione, ossia sicurezza, disoccupazione giovanile e frontalierato. Respingiamo quindi già sin d’ora qualsiasi interpretazione di questo comunicato quale sorta di scuse o giustificazioni per l’averla lanciata" esordiscono i democentristi. "Politicamente scorretta ma vera""I tre temi non sono campati in aria, bensì sono la scelta emersa dopo una seria ricerca effettuata fra la popolazione. Come nel più puro stile dell’UDC, la campagna propone volutamente in maniera forte e magari “politicamente scorretta” i tre temi, con l’intenzione di far discutere su quelli che sono i veri problemi della cittadinanza, anche se spesso esulano dal contesto locale essendo di livello federale. Ciò nondimeno, vale la pena di ricordare che l’UDC è anche l’unico partito che, a questi problemi, propone concrete soluzioni anche a Berna (vedi iniziativa contro l’immigrazione di massa, iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri, eccetera)." "Andiamo d'accordo coi frontalieri""Mentre la sicurezza e la disoccupazione giovanile passano – a torto – piuttosto “in sordina”, il tema dei frontalieri ci hanno pensato in questi giorni i soliti tromboni della politica e della stampa italiana, con prese di posizione e articoli che stanno diffondendosi a macchia d’olio su Internet. In questo senso è bene sottolineare che le facili (e ormai solite) strumentalizzazioni dei suddetti tromboni non ci toccano minimamente, e che tutti noi UDC – candidati e no – abbiamo in generale un ottimo rapporto con i singoli frontalieri cui riconosciamo sia certi meriti nella crescita della nostra economia, sia la legittimità di cercare un lavoro da noi." "Noi svizzeri, che allocchi""Infatti, siamo noi (Svizzeri) gli allocchi che, firmando l’accordo di libera circolazione con l’UE, abbiamo dato il via al fenomeno della sostituzione, acuendo il problema della disoccupazione indigena a favore dell’occupazione italiana. A noi non danno fastidio i 36'000 frontalieri del pre-accordo di libera circolazione che occupavano manodopera di cui avevamo bisogno, bensì gli oltre 20'000 in più da allora i cui impieghi erano tradizionalmente occupati da personale indigeno, status al quale cerchiamo concretamente di tornare con la nostra summenzionata iniziativa contro l’immigrazione di massa – purtroppo ostacolata a Berna da un Parlamento di chiare tendenze sinistroidi." "La politica ha reso il nostro Paese migliore del loro""E ancora di più ci danno fastidio – nel limite in cui anche qualche raglio riesca a salire in cielo - i frontalieri politici e mediatici che si profilano soltanto per mettere il loro naso gocciolante livore e povertà di spirito nei confronti di una politica che ha reso il nostro paese molto migliore del loro. E quando un esponente del PD comasco dice che l’economia ticinese rischia il tracollo senza i frontalieri, rispondiamo: e cosa rischierebbe l’economia lombardo-piemontese, in particolare que
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