
È stato infine condannato a sedici anni di carcere il 39enne eritreo, riconosciuto colpevole di aver ucciso la moglie facendola cadere dal quinto piano di un palazzo in via San Gottardo a Bellinzona il 3 luglio 2017. L’uomo in seguito verrà espulso dalla Svizzera per 15 anni.
“Futile e assurda gelosia”
Secondo il giudice Marco Villa, che ha presieduto la Corte delle Assise criminali, l’uomo agì in seguito ai sospetti di infedeltà della moglie, dovuti a una presunta gravidanza (smentita dai test) e all’infezione da epatite B della donna (che si è stabilito veniva da origine remota e non da un rapporto sessuale). Il 39enne avrebbe quindi compiuto “un becero e stupido gesto” in preda a una “futile e assurda gelosia” dovuta al silenzio della donna sul nome del suo presunto amante, gelosia “ancora più ingiustificata viste tutte le rassicurazioni e spiegazioni” ricevute sia dalla vittima che dalla sua dottoressa.
Riconosciuta solo la mancanza di premeditazione
Non sono state riconosciute attenuanti, se non la macanza di premeditazione. La pena base di 18 anni, chiesta dall’accusa, è stata però ridotta a 16 per la situazione specifica, ovvero la lontananza dalla propria patria, i tre anni e mezzo di cacere già fatti e il rischio della perdita dell’affetto dei due figli della coppia. L’uomo, che si è sempre dichiarato innocente, ha accolto il verdetto in lacrime.
L’imputato è stato per contro prosciolto per il precedente del 29 maggio 2017, per cui era stato accusato di tentato omicidio. Questo secondo il principio ‘in dubio pro reo’, secondo la Corte infatti le sole testimonianze agli atti non sono state sufficienti per accertare che avesse tentato di ucciderla, in quella occasione. Inoltre la vittima non aveva denunciato il fatto nei giorni a seguire.
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