
Non era un camoscio qualsiasi, quello abbattuto lo scorso 30 agosto, primo giorno di caccia alta, a pochi metri dall'abitato di Russo, in Valle Onsernone.
Era la "mascotte" degli anziani ospiti del Centro sociale onsernonese, così come del personale di cura della casa e dei ragazzi delle scuole. Un animale semidomestico che ogni mattina, puntualmente, si presentava a brucare l'erba nei prati che circondano la struttura.
Ma un cacciatore, incurante del ruolo del camoscio, l'ha abbattuto lo stesso, a pochi passi dall'edificio del Centro sociale onsernonese.
Dando il via a un'accesa polemica, di cui riferisce oggi La Regione, che in questi giorni sta infiammando il mondo venatorio e l'intera valle.
"Questa povera preda non andava assolutamente abbattuta", dichiara un cacciatore al quotidiano bellinzonese. "Mi auguro che l'autore del gesto abbia a riflettere sull'errore commesso. Ha agito sì nel rispetto delle leggi, ma certamente non ha usato un briciolo di cuore. L'etica venatoria qui ha raggiunto i suoi limiti."
Ma colui che ha ucciso la mascotte del Centro sociale onsernonese, un cacciatore esperto e molto noto in valle, non sembra affatto essersi pentito. A chi gli ha rinfacciato la mancanza di cuore, avrebbe infatti risposto di aver pagato la patente e di aver agito nel pieno rispetto delle nuove normative sulle caccia, che hanno abbassato la distanza minima degli abitanti da 200 a 50 metri.
Una risposta che, comprensibilmente, non è riuscita a placare l'indignazione della comunità
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