Cerca e trova immobili
Ticino
UBS rinuncia alle garanzie: "Una mossa che mostra la solidità della banca"
Redazione
3 anni fa
Con il giornalista economico Alfonso Tuor analizziamo la decisione dell’istituto di rinunciare a 109 miliardi: “Leva l'ipoteca sulle finanze pubbliche”.

UBS ha deciso di rinunciare alle garanzie della Confederazione e della BNS a copertura delle eventuali perdite per l'acquisizione di Credit Suisse. Si parla di un totale di 109 miliardi di franchi. Erano garanzie che facevano parte del pacchetto di misure adottate per tutelare la stabilità finanziaria, che ora vengono a decadere. Ciò comporta anche meno rischi per la Confederazione. Una notizia che non ha sorpreso il giornalista economico Alfonso Tuor, secondo cui questa mossa mostra quanto sia solida la banca. Abbiamo approfondito con lui la tematica.

Qual è stato il suo primo pensiero quado ha appreso della notizia?

"Non mi ha sorpreso. Non pensavo che ci fossero perdite nascoste nel Credit Suisse. Gran parte delle multe che doveva pagare le ha pagate. Mi sembra normale che UBS abbia fatto questa mossa, mostrando la solidità dell'istituto che è stato premiato in borsa. Al contempo ha dimostrato che la fusione con CS non indebolisce la solidità della banca, dando una dimostrazione di forza. In secondo luogo, ha tolto lo spettro di un contributo da parte dello Stato al salvataggio di CS. Addirittura, lo Stato ha guadagnato 200 milioni per interessi e BNS più di 400 milioni per la linea di credito di 100 miliardi messa a disposizione. È una mossa che dimostra la solidità di UBS, che dà una spinta al titolo della banca e che leva l'ipoteca sulle finanze pubbliche di questa operazione”.

Per i contribuenti è dunque una buona notizia?

“Si, perché non ci sono più queste preoccupazioni. Ma non è una buona notizia l'intera operazione. La situazione di Credit Suisse non era così devastante e disperata come sembrava nel momento in cui è stata eseguita l'operazione. C'era una crisi di liquidità, con la fuga dei depositanti verso altre banche. Un fenomeno che creava ansia. Però il problema è che in quel momento non si poteva fare altro, nei mesi precedenti sì. Il momento decisivo era ottobre dell'anno scorso, quando si sono riuniti i capi di BNS, Finma e del Dipartimento federale delle finanze (Ueli Maurer). Sul piatto sono state messe le ipotesi percorribili: la nazionalizzazione della banca o di garanzia dello Stato al CS o di grandi linee di credito contro la fuga di capitali da parte della BNS. Vedendo come si è evoluta la situazione con la mossa di UBS, secondo me si ha sbagliato. Quello che si è persa è la biodiversità: oggi abbiamo solo una grande banca in Svizzera, ma soprattutto pochissime banche che danno credito alle piccole e medie imprese. Abbiamo UBS, la banca cantonale e le banche statali che però non fanno operazioni grandi, ma si accodano a sindacati che fanno prestiti. È cambiata la situazione per il nostro paese e la nostra economia, non è un fatto piccolo”.

Secondo lei perché si è scelto di percorrere questa strada e non l'altra?

“Per paura e ideologia. Il fatto che intervenisse lo Stato a salvare una banca era un pericolo e una situazione difficile da spiegare. La Confederazione avrebbe potuto anche avere delle perdite, che sarebbero poi state criticate dalla popolazione. Forse c’era anche la paura di far passare la decisione in Consiglio federale. C'era il problema di creare un consenso politico rispetto ad una decisione così innovativa per la Svizzera”.

Quando si parla di garanzie, si parla di soldi della popolazione. La mossa di UBS di rinunciare a un paracadute statale è una mossa per lavarsi le mani ora che l’istituto deve procedere con dei licenziamenti e riorganizzare due banche?

“Sì, sono d’accordo. I licenziamenti sono già cominciati e proseguono. Ma c'è anche un altro problema. UBS ha comprato CS a prezzi stracciati: è stata un'operazione che bisognerebbe rivedere alla luce di questa solidità. Inoltre, UBS ha problemi anche per quanto riguarda l’immagine di CS: probabilmente scarterà l’ipotesi di lasciare il brand di CS in Svizzera. Brand che di fatto scomparirà e in questa operazione, il 31 agosto, probabilmente si scoprirà che il CS perdeva soldi e per questo bisognava integrare la banca”.